Oltre 80 ONG protestano contro il Regolamento sui rimpatri: no a una legge dell’UE che consente le perquisizioni domiciliari, la presenza della polizia nei servizi pubblici e la profilazione razziale.
In questa dichiarazione collettiva lanciata su iniziativa della rete PICUM e co-firmata da Migreurop, più di 80 organizzazioni europee protestano contro il regolamento sul rimpatrio attualmente in fase di negoziazione, avvertendo che potrebbe ampliare e normalizzare le retate contro gli immigrati e le misure di sorveglianza nelle nostre comunità.
L’Unione europea sta attualmente discutendo il Regolamento sui “rimpatri” che mira ad ampliare e normalizzare retate e misure di sorveglianza sui nostri territori. L’obiettivo è obbligare gli Stati membri a misure di individuazione e identificazione forzata (detection) per le persone senza permesso di soggiorno, trasformando spazi quotidianamente frequentati, servizi pubblici e attività comunitarie in strumenti di controllo delle persone migranti sul modello dell’ICE statunitense. Negli Stati Uniti, questo ha già portato a una situazione di emergenza sanitaria, in quanto le persone senza documenti evitano di accedere ai servizi sanitari di base per paura di essere denunciate o prelevate con la forza.
Nella pratica, le misure di rilevamento proposte dalla Commissione europea e dagli Stati membri dell’UE potrebbero concretizzarsi in:
- Retate della polizia nelle abitazioni private, che consentono alle autorità di entrarvi per cercare persone in situazione irregolare, senza il mandato di un magistrato, nonché negli uffici e nei luoghi di accoglienza gestiti da organizzazioni umanitarie.
- Retate della polizia in spazi pubblici, come l’impiego da parte della Francia di 4000 agenti di polizia nel giugno 2025 per effettuare controlli capillari nelle stazioni degli autobus e dei treni, con l’obiettivo di arrestare e detenere persone in situazione irregolare, o l’introduzione da parte del Belgio di controlli alle frontiere interne su autostrade, stazioni e aeroporti.
- Sorveglianza e tecnologia – come la raccolta di dati personali in massa e lo scambio tra le forze di polizia dell’UE e l’uso di sistemi di identificazione biometrica per tracciare i movimenti delle persone e aumentare la sorveglianza dei migranti privi di documenti e delle persone razzializzate.
- Obblighi di segnalazione imposti alle autorità pubbliche - come quelli imposti agli uffici di assistenza sociale in Germania dagli anni ‘90 o quelli attualmente in discussione in Svezia.
- Profilazione razziale – Controlli basati sull’aspetto, la lingua o l’origine percepita, piuttosto che sul comportamento individuale, che portano a una discriminazione delle comunità razzializzate, già pratica abituale in Europa.
Questa minaccia è reale e immediata. La proposta della Commissione europea promuove esplicitamente le misure di intercettazione e controllo delle persone senza permesso di soggiorno e,1 nel dicembre scorso, gli Stati membri hanno sostenuto una posizione che chiede politiche ancora più dure, incluse le perquisizioni nelle abitazioni private per individuare persone in situazione irregolare. Inoltre, la maggior parte dei gruppi politici del Parlamento europeo – dai liberali all’estrema destra – ha presentato emendamenti che sostengono l’inclusione obbligatoria di tali misure.
Le misure di “detection” generano paura, discriminazione e persecuzione, e distruggono i legami sociali e comunitari. Scoraggiano l’accesso alle cure sanitarie essenziali (incluse le cure legate alla gravidanza, il trattamento delle malattie croniche e le vaccinazioni), all’istruzione e ai servizi sociali; intrappolano le persone in situazioni di violenza, sfruttamento e abuso; minano la fiducia tra professionisti e persone assistite; favoriscono la profilazione razziale e la discriminazione sistemica; e violano i diritti fondamentali alla privacy e alla protezione dei dati.
Questi rischi sono stati sollevati anche a livello internazionale. Il 26 gennaio, 16 Relatori Speciali, Esperti indipendenti e Gruppi di lavoro delle Nazioni Unite hanno inviato una lettera congiunta alla Commissione europea, al Parlamento europeo e al Consiglio dell’UE, avvertendo che il Regolamento Rimpatri potrebbe imporre obblighi di segnalazione ai professionisti, scoraggiandol’accesso ai servizi essenziali e compromettendo i diritti fondamentali.
Inserire le misure di “detection” in una normativa UE vincolante significherebbe finanziarle, legittimarle, ampliarle e standardizzarle in tutta Europa, legittimando anche pratiche illegali come la profilazione razziale. Ciò consoliderebbe un sistema punitivo, alimentato dalla retorica dell’estrema destra e basato su sospetto razzializzato, delazione, detenzione e deportazione. Invece di tutelare i diritti fondamentali, l’UE rischia di codificare un’ideologia della criminalizzazione che colpisce le persone unicamente in base alla loro condizione amministrativa.
L’Europa sa, dalla propria storia, dove possono condurre i sistemi di sorveglianza, di ricerca di capri espiatori e di controllo.
Chiediamo ai decisori politici, alle autorità pubbliche, ai lavoratori dei servizi pubblici, alle organizzazioni della società civile e alle comunità in tutta Europa di respingere le misure di “detection” in tutte le loroforme e di mobilitarsi contro politiche che criminalizzano le persone sulla base dello status di residenza e che erodono i diritti fondamentali di tuttə.
La Commissione europea, il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea devono ascoltare queste preoccupazioni e respingere il Regolamento Rimpatri.
Consulta il testo originale sul sito web di Picum.
Décryptage des politiques migratoires européennes