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	<title>MIGREUROP</title>
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	<description>Migreurop est un r&#233;seau europ&#233;en et africain de militant&#183;e&#183;s et chercheur&#183;euse&#183;s dont l'objectif est de faire conna&#238;tre et de lutter contre la g&#233;n&#233;ralisation de l'enfermement des &#233;trangers et la multiplication des camps, dispositif au c&#339;ur de la politique d'externalisation de l'Union europ&#233;enne.</description>
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		<title>MIGREUROP</title>
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		<title>Un summit clandestino e riparte la la triangolazione Italia-Malta-Libia </title>
		<link>http://migreurop.org/article1739.html</link>
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		<dc:date>2010-07-23T13:21:40Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Fulvio Vassallo Paleologo</dc:creator>



		<description>&lt;p&gt;sul summit &#034;Una strategia sur Mediterraneo&#034; e i suoi effetti nel Canale di Sicilia: respingimenti, negoziazioni e ditruzione del diritto d'asilo&lt;/p&gt;

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&lt;a href="http://migreurop.org/rubrique466.html" rel="directory"&gt;Archives&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Una &#8220;strategia per il Mediterraneo&#8221;, questo il tema di un summit a Roma che nei primi giorni di luglio, dopo la visita di Napolitano a Malta, aveva visto la partecipazione dei ministri Frattini, Maroni, La Russa e dei loro omologhi, ministri maltesi. Il summit aveva approfondito le possibilit&#224; di una collaborazione dei due paesi nel nuovo contesto della cd. Unione per il Mediterraneo, ennesima invenzione dei politici della Fortezza Europa per coprire le pratiche di polizia pi&#249; ignobili in materia di immigrazione ed asilo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel corso degli incontri i rappresentanti dei due paesi, che negli ultimi tempi hanno stretto accordi bilaterali assai efficaci con la Libia, in cambio di un pi&#249; favorevole accesso alle risorse di quel paese, gas e petrolio soprattutto, e anche piattaforme petrolifere e trivellazioni nel Canale di Sicilia, definivano come &#8220;esemplare&#8221; la collaborazione tra Italia e Libia, dopo il Trattato di amicizia del 2008, e le intese di &#8220;cooperazione pratica&#8221; (operational cooperation in the fight against criminal organizations controlling trafficking in migrants) tra le forze di polizia dei due paesi, concordate da Maroni a Tripoli nel febbraio del 2009, dopo che il Parlamento italiano aveva ratificato gli accordi bilaterali tra i due paesi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alla fine del summit di Roma i rappresentanti dei due paesi convenivano sull'ulteriore rafforzamento dei dispositivi, non solo di controllo e d'identificazione, ma anche di rimpatrio, gestiti, e finanziati dall'Agenzia europea FRONTEX, dopo vari incidenti di percorso, come il rallentamento dei finanziamenti e le dichiarazioni del governo maltese della &#8220;inutilit&#224;&#8221; delle missioni di FRONTEX, visto il &#8220;successo&#8221; degli accordi tra Italia e Libia. Una posizione, quella maltese, presto rientrata dopo le pressioni italiane, preoccupate di restare senza copertura nelle politiche di respingimento collettivo in acque internazionali praticate a partire dallo scorso anno, d'intesa con Gheddafi e le sue forze di polizia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; I fatti pi&#249; recenti evidenziano gli effetti dei nuovi rapporti bilaterali tra Italia, Malta e la Libia, in una sorta di &#8220;triangolazione&#8221; all'insegna della negazione del diritto di asilo e dei pi&#249; elementari diritti della persona. Sono ripresi gli sbarchi sulle coste siciliane, ma le rotte evitano generalmente sia Malta che Lampedusa. E quando i migranti arrivano a Lampedusa vengono quasi nascosti e trasferiti d'urgenza a Porto Empedocle per non macchiare l'immagine dei &#8220;successi storici&#8221;annunciati da Maroni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quanto avvenuto nei giorni scorsi con il respingimento verso la Libia di una parte dei migranti che erano stati salvati in acque internazionali di competenza SAR ( Ricerca e soccorso) maltese, conferma inoltre le nuove regole di ingaggio dei mezzi militari italiani, maltesi e libici che controllano il Canale di Sicilia, con un significativo arretramento delle unit&#224; italiane e delle stesse unit&#224; maltesi che permettono ormai alle sei motovedette, donate dall'Italia a Gheddafi, di andarsi a riprendere i migranti anche a poche miglia da Malta o da Lampedusa. Un risultato sicuramente rassicurante per quella parte della popolazione di queste isole che non nasconde la sua indole xenofoba o apertamente razzista, ma invece allarmante per tutte le persone civili che ancora tengono in conto il rispetto dei diritti umani e della dignit&#224; della persona. &lt;br class='autobr' /&gt;
Le deportazioni forzate sembrano sempre pi&#249; legate all'arbitrio ed alla &#8220;cattiveria&#8221; promessa dal ministro Maroni ed adesso ampiamente diffusa tra le forze di polizia italiane, maltesi e libiche impegnate nel Canale di Sicilia. Una &#8220;cattiveria&#8221; che si rivolge esclusivamente verso richiedenti asilo, naufraghi, donne, minori. Una cattiveria che si estende con la copertura degli abusi commessi dai libici ai danni dei migranti, quasi sotto gli occhi dei nostri &#8220;agenti di collegamento&#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si &#232; arrivati al punto di dividere una coppia di coniugi rispedendo in mano ai libici una giovane donna in stato di gravidanza separata a forza dal marito, e si sta tentando di camuffare come ritorno volontario quello che si chiama soltanto &#8220;deportazioni&#8221;. In alto mare non &#232; credibile che persone che avrebbero titolo a chiedere asilo in Europa non ne facciano richiesta e accettino di essere ricondotte in Libia, dove sono note le violenze e gli abusi che saranno condannati a subire a tempo indeterminato. E per tutte le donne ogni respingimento in Libia pu&#242; significare violenza sessuale e prostituzione forzata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tutto questo si sa da tempo, &#232; comprovato da inchieste delle pi&#249; importanti agenzie umanitarie ( da Amnesty ad Human Rights Watch), ma i nostri ministri lo ignorano e spiace rilevare lo ignorano anche quei rappresentanti dell'opposizione(?) che appena pochi giorni fa hanno votato il provvedimento sulle missioni militari italiane all'estero, con quella norma che prevede due milioni di euro per le missioni della Guardia di finanza in Libia, ufficialmente allo scopo di garantire la manutenzione delle motovedette, in realt&#224; sembrerebbe anche con compiti operativi, se saranno confermate quelle testimonianze di migranti intercettati in alto mare da mezzi battenti bandiera libica, ma a bordo dei quali sembra che si parlasse anche italiano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per fortuna l'Unione Europea, dopo la denuncia del Parlamento Europeo del 17 giugno scorso sulla violazione dei diritti umani in Libia, ha rallentato le trattative per la stipula di un accordo quadro con la Libia. E L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite ricorda ancora una volta come non vadano effettuati respingimenti verso paesi come la Libia che non garantiscono il diritto d'asilo ed i diritti fondamentali della persona umana.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma tutto questo lascia indifferente il governo italiano che sembra continuare a ritenere che in Libia non esistano richiedenti asilo, e che si rifiuta ancora oggi di praticare quelle operazioni di resettlement ( reinsediamento) di richiedenti asilo dalla Libia in Italia che negli scorsi anni erano state possibili, seppure per un numero assai esiguo di persone, e che oggi sembrano improvvisamente diventate impossibili, forse perch&#233; potrebbero essere considerate come una smentita delle tante menzogne che si raccontano sul fatto che in Libia o nelle acque internazionali nessun migrante voglia chiedere asilo. Gli sbarchi comunque stanno riprendendo perch&#233; altri despoti ambiscono ad incassare le stesse prebende di Gheddafi, ed utilizzano lo stesso linguaggio, come il ricatto sulla pelle dei migranti e i sequestri in acque internazionali dei pescherecci di Mazara del Vallo. La disinformazione di stato protegge la tranquillit&#224; della popolazione italiana, ma gli sbarchi, seppure occultati, come le violenze all'interno dei centri di detenzione, sono sempre pi&#249; evidenti e presto potrebbero verificarsi fatti tanto eclatanti da smentire una per una le asserzioni rassicuranti ed i proclama del &#8220;ministro della paura&#8221; di turno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fulvio Vassallo Paleologo&lt;br class='autobr' /&gt;
Universit&#224; di Palermo&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Libia - Continua la congiura del silenzio mentre i libici deportano e torturano i profughi eritrei</title>
		<link>http://migreurop.org/article1736.html</link>
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		<dc:date>2010-07-06T16:24:39Z</dc:date>
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		<dc:creator>Fulvio Vassallo Paleologo</dc:creator>



		<description>&lt;p&gt;sul sito di MeltingPot&lt;/p&gt;

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&lt;a href="http://migreurop.org/rubrique466.html" rel="directory"&gt;Archives&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;a href=&#034;http://www.meltingpot.org/articolo15669.html&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;http://www.meltingpot.org/articolo15669.html&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Apprendiamo con angoscia crescente, ogni giorno che passa, delle torture e del rischio di &#8220;deportazione in patria&#8221; subiti dagli eritrei trasferiti il 30 giugno dal centro di detenzione di Misurata alla prigione di Brak, in pieno deserto vicino Sebha, una prigione gestita direttamente dalle forze di sicurezza libiche. Neppure le decine di persone che erano state gravemente ferite a Misurata, durante i primi tentativi di &#8220;identificazione&#8221; da parte di rappresentanti del governo eritreo, vengono curate e sembrerebbe che almeno due eritrei non siano pi&#249; ritornati nelle camerate, dopo essere stati condotti nelle sale di tortura del carcere di Brak. Dopo un viaggio in condizioni disumane, stipati dentro un container, probabilmente trainato da una delle motrici Iveco cedute dall'Italia alla Libia, nell'ambito degli accordi di collaborazione in materia di contrasto dell'immigrazione irregolare, centinaia di uomini, giovani donne e minori, detenuti in condizioni disumane, rimangono esposti ad abusi sistematici, sorte che da anni tocca in Libia a tutti gli eritrei che vengono arrestati dalla polizia, come gi&#224; confermato da testimonianze dirette e da dettagliati rapporti delle principali agenzie umanitarie, Human Rights Watch ed Amnesty International, da ultimo, proprio pochi mesi fa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mentre i carcerieri libici stanno infliggendo, ancora in queste ore, le peggiori torture ai detenuti eritrei, e mentre potrebbero ripetersi gli abusi e le violenze sessuali, che la maggior parte delle donne giunte in Italia dalla Libia hanno confermato, la stampa italiana, con l'eccezione dell'Unit&#224;, del GR 3 e di qualche sito web, continua ad ignorare sistematicamente fatti gravissimi che dovrebbero inquietare la coscienza di chiunque. Evidentemente anche chi protesta contro la &#8220;legge bavaglio&#8221; che limita la libert&#224; di informazione, quando si tratta di abusi subiti da migranti in Libia preferisce tacere, forse perch&#233; sarebbe troppo rischioso far conoscere all'opinione pubblica quali e quanti sono i vari responsabili degli accordi tra Italia e Libia contro l'immigrazione irregolare, e quali le connivenze di cui gode nel nostro paese il regime di Gheddafi negli ambienti politici, economici e giornalistici.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Eppure i fatti da raccontare, che hanno anticipato la deportazione dei profughi eritrei, non mancherebbero. All'inizio di giugno Gheddafi ha deciso di chiudere - con l'accusa di svolgere attivit&#224; illegale- la piccola delegazione di Tripoli dell'Alto Commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati che, malgrado la Libia non aderisse alla Convenzione di Ginevra, almeno riusciva ad incontrare alcuni richiedenti asilo, proprio come gli eritrei trattenuti a Misurata. Una delegazione molto importante, al punto che il governo italiano l'aveva richiamata in diverse occasioni per giustificare gli accordi di cooperazione con la Libia ed i respingimenti collettivi in acque internazionali. Il Parlamento Europeo lo scorso 17 giugno protestava per le esecuzioni capitali che la giustizia libica aveva sancito dopo processi senza alcuna garanzia effettiva di difesa, in alcuni dei quali erano coinvolti anche degli immigrati nigeriani. Nella sua risoluzione, in diversi passaggi, il Parlamento europeo esprimeva anche forte preoccupazione per la sorte dei migranti bloccati in Libia, ricordando il divieto di trattamenti inumani o degradanti, oltre che della tortura e della pena di morte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Adesso centinaia gli eritrei detenuti in Libia sono sottoposti giorno dopo giorno a trattamenti inumani o degradanti e rischiano di essere riconsegnati ad altri torturatori, che gi&#224; li attendono nel paese di origine, oppure di essere dispersi nel deserto, ancora una volta alla merc&#233; dei trafficanti e dei poliziotti collusi. La collaborazione Italia-Libia nel contrasto dell'immigrazione irregolare, in realt&#224; nel blocco e nell'arresto di migliaia potenziali richiedenti asilo, procede da un &#8220;successo&#8221; ad un altro. Il tutto condito dalla &#8220;cattiveria&#8221; annunciata, e poi praticata dal ministro Maroni. Mentre societ&#224; italiane si stanno preparando a costruire una barriera elettronica che dovrebbe impedire gli attraversamenti dei confini meridionali della Libia dopo che poliziotti italiani hanno svolto corsi di addestramento degli agenti libici. Ci si potrebbe chiedere, con quali risultati sotto il profilo del rispetto dei diritti fondamentali della persona?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nessuna delle autorit&#224; italiane e straniere alle quali sono stati rivolti accorati appelli per la liberazione degli eritrei deportati da Misurata ha ancora avviato una azione di pressione sulla Libia perch&#233; questo scempio di persone innocenti cessi al pi&#249; presto. Sembra soltanto che sia stata presentata una interrogazione parlamentare, una iniziativa importante ed utile, almeno per fare memoria, alla quale seguir&#224; la solita scontata litania da parte di qualche sottosegretario con delega all'immigrazione, che garantir&#224; il rispetto dei diritti umani in Libia.&lt;br class='autobr' /&gt;
Eppure anche il parlamento italiano potrebbe fare qualcosa, dopo avere approvato a larghissima maggioranza, prima alla Camera nella seduta del 21 gennaio 2009, presieduta da Rosy Bindi, con 413 voti a favore, su 513 votanti, appena 63 contrari e 37 astenuti ( i nomi si possono rinvenire nei siti che riportano gli atti della Camera) e poi al Senato, con analoga maggioranza bipartisan il 6 febbraio dello stesso anno, la legge di ratifica 7/09 , pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 40 del 18 febbraio 2009 , e dunque il Trattato di amicizia tra Italia e Libia del 30 agosto 2008, che a sua volta includeva e rendeva operanti i precedenti protocolli d'intesa siglati dal governo Prodi con Gheddafi nel dicembre del 2007. Accordi in base ai quali erano previsti, oltre alla cessione di mezzi navali e terrestri, un sistema di comando interforze unificato a guida libica, &#8220;manovre congiunte e scambio di esperti e tecnici&#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un raro esempio di politica &#8220;bipartisan&#8221;, che continua con la vicendevole omert&#224; degli ultimi giorni, un caso piuttosto raro ormai, in tempi di (almeno apparenti) contrapposizioni frontali, che in questo campo, quando &#232; in gioco il rispetto dei diritti umani di uomini, donne, minori, sono sfumate in un gelido voto di ratifica sulla base delle politiche di &#8220;larghe intese&#8221;. Senza che successivamente, almeno, fosse rispettato l'impegno contenuto in un ordine del giorno, approvato contestualmente alla stessa legge di ratifica nel febbraio del 2009, che prevedeva di verificare, dopo un anno, la situazione dei rapporti con la Libia, inviando in quel paese una delegazione parlamentare per verificare lo stato di attuazione degli accordi ed il rispetto dei diritti umani dei migranti. Nell'ultimo viaggio di Berlusconi a Tripoli neppure un cenno a questo tema, mentre veniva risolto l'ennesimo sequestro in acque internazionali, ma ormai affidate al controllo libico, di tre pescherecci mazaresi da parte delle motovedette regalate dall'Italia a Gheddafi. Non si vede che senso possa avere a questo punto sollecitare il rispetto di quei rari passaggi del trattato che richiamano formalmente i diritti umani e spostano la responsabilit&#224; dei viaggi della speranza sugli stati confinanti con la Libia, proposta recentemente avanzata da Livia Turco. E' l'intero Trattato di amicizia con la Libia del 2008, con i protocolli operativi del dicembre 2007, che va immediatamente sospeso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sarebbe bene che i parlamentari ed i partiti che hanno approvato gli accordi con la Libia riflettessero sulle attuali conseguenze del loro voto di ratifica degli accordi italo-libici, soprattutto per la legittimazione che quel voto ha rappresentato per le politiche pi&#249; violente di Gheddafi nei confronti dei migranti, in gran parte potenziali richiedenti asilo, persone che se fossero giunte in Italia, come gli eritrei, avrebbero certamente avuto diritto ad una protezione internazionale, come oggi sono costretti a riconoscere alcuni fautori del Trattato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Adesso, probabilmente, di molti degli eritrei detenuti e torturati a Brak non si sapr&#224; pi&#249; nulla, i morti saranno fatti sparire come in passato, altri saranno dispersi nel deserto, altri ancora scompariranno nelle segrete delle carceri e nei campi di lavoro forzato in Eritrea, dopo la loro deportazione. Le loro famiglie non sapranno pi&#249; nulla di loro.&lt;br class='autobr' /&gt;
Come &#232; successo per altri migranti che, a partire dal 2004, hanno tentato anche di difendersi inviando istanze e presentando ricorsi ai pi&#249; importanti organismi internazionali, come la Commissione Europea e la Corte Europea dei diritti dell'Uomo. Il governo italiano, quando &#232; stato chiamato in causa, ha dato prova di raro cinismo, mettendo in discussione la stessa esistenza dei ricorrenti, attaccando sistematicamente gli avvocati che erano riusciti a raccogliere le denunce delle persone, presentate prima della loro espulsione, da centri di detenzione italiani, come negli anni dal 2004 al 2005, o che si era riusciti a fare arrivare fino alla Corte di Strasburgo, per la prima volta lo scorso anno, da un un centro di detenzione in Libia, dopo un respingimento collettivo praticato direttamente da mezzi militari italiani.&lt;br class='autobr' /&gt;
Adesso il timore &#232; che, ancora una volta, coloro che hanno presentato ( o potrebbero presentare) denunce e ricorsi davanti a tribunali o organismi internazionali possano essere deportati dalla Libia e quindi fatti scomparire.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Corte Europea dei diritti dell'uomo, con una decisione assai grave ( Caso Hussun/Italia del 19 gennaio 2010), che riguardava un gruppo di immigrati trattenuti nel 2005 in un centro di detenzione italiano, alcuni fuggiti dal centro e quindi irreperibili nel territorio italiano, altri successivamente espulsi in Libia, ha affermato che la circostanza che i migranti avessero perso i contatti con gli avvocati, magari a distanza di anni di tempo dal ricorso, rendeva lo stesso ricorso individuale privo di un interesse da affermare, quasi come se fosse venuto meno l'interesse della persona (che aveva lamentato una violazione della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell'uomo ma che non era pi&#249; in contatto con il suo avvocato) ad ottenere una sentenza di condanna dello stato che era chiamato in causa.&lt;br class='autobr' /&gt;
Al paragrafo 49 della decisione di cancellazione dal ruolo del caso Hussun/Italia, si osserva come &#8220;tenuto conto della impossibilit&#224; di stabilire il bench&#233; minimo contatto con i ricorrenti in questione, la Corte considera che i loro rappresentanti non possono, in modo significativo, continuare la procedura pendente innanzi a lei (vedere, mutatis mutandis, Ali c. Svizzera, 5 agosto 1998, &#167;&#167; 32-33, Recueil des arr&#234;ts et d&#233;cisions 1998 V e Tubajika c. Paesi Bassi, no 6864/06, dec. 30 giugno 2009)&#8221;. Secondo la Corte &#8220;in queste circostanze, &#232; in effetti impossibile approfondire la conoscenza di elementi di fatto riguardanti la particolare situazione di ogni ricorrente. Soprattutto per quanto riguarda i ricorrenti espulsi, non &#232; possibile per la Corte acquisire informazioni riguardanti, da una parte, il luogo in cui questi ricorrenti sono stati rinviati in Libia e, dall'altra parte, le condizioni di accoglienza di questi ultimi da parte delle autorit&#224; libiche&#8221;. Come se si dovessero attendere le memorie scritte dei ricorrenti espulsi in Libia per conoscere le &#8220;condizioni di accoglienza&#8221;o, meglio, a &#8220;quali trattamenti disumani o degradanti&#8221; sarebbero stati esposti in maniera sistematica, abusi sui quali non si dovrebbe pi&#249; dubitare, come recentemente ammesso anche dal Comitato per la prevenzione della tortura (CPT) dello stesso Consiglio d'Europa, in un dettagliatissimo rapporto sulla Libia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una decisione, questa della Corte di Strasburgo che, se si legge oggi alla luce delle &#8220;sparizioni&#8221; sistematiche di migranti detenuti in Libia, &#8220;sparizioni&#8221; che si stanno verificando in modo pi&#249; evidente e tragico in questi giorni, ma che si sono verificate anche negli anni passati, ai danni di nigeriani e somali soprattutto, oltre che di eritrei, interroga sul ruolo effettivo di garanzia che la Corte pu&#242; ancora assolvere nei casi di trattamenti inumani o degradanti inflitti ai migranti irregolari espulsi o respinti in quel paese o in altri paesi di transito, o nei casi di respingimento collettivo, praticati con il concorso di autorit&#224; appartenenti a paesi firmatari della Convenzione, casi vietati adesso anche dall'art. 19 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Vorremmo invece, oltre al blocco - gi&#224; avvenuto- dei negoziati tra l'Unione Europea e la Libia in materia di immigrazione, che la Corte Europea dei diritti dell'uomo si pronunci al pi&#249; presto sul ricorso presentato contro l'Italia dopo i respingimenti collettivi in mare effettuati da nostre unit&#224; militari il 6 e 7 maggio dello scorso anno. Da quella decisione e dalla sua portata potrebbe dipendere il destino di molte vite, non solo quello dei ricorrenti, una circostanza che, al di l&#224; del carattere individuale del ricorso, la Corte di Strasburgo non pu&#242; certo ignorare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non sappiamo come e quando il Parlamento Italiano rispetter&#224; i suoi impegni di inviare una delegazione in Libia per verificare l'applicazione degli accordi, con specifico riferimento al rispetto dei diritti umani dei migranti arrestati in quel paese e dei potenziali richiedenti asilo. Vorremmo soltanto che i parlamentari, che nel 2009 hanno votato in massa a favore di quegli accordi, pensino qualche volta alle tragiche notizie che giungono dalla Libia ancora in questi giorni, quando guardano negli occhi figli e mogli al sicuro nelle loro case. E che magari provino a sollecitare in Parlamento una sospensione immediata degli accordi con Gheddafi fino a quando la Libia non si atterr&#224;, nella forma e nella sostanza, al rispetto delle convenzioni internazionali che garantiscono i diritti umani e la protezione dei rifugiati. Speriamo ancora che, anche tra coloro che in passato hanno votato a favore degli accordi con la Libia, si diffonda e possa alla fine prevalere la consapevolezza delle conseguenze dirette ed indirette di quella scelta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Leggi anche sur sito di MeltingPot:&lt;/p&gt;
&lt;ul class=&#034;spip&#034; role=&#034;list&#034;&gt;&lt;li&gt; Aggiornamento da Brak: espulsione di massa entro una settimana?&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;ul class=&#034;spip&#034; role=&#034;list&#034;&gt;&lt;li&gt; Libia - Violenze a Misratah contro i respinti dall'Italia. Deportazione in corso&lt;br class='autobr' /&gt;
Un estratto delle comunicazioni ricevute dalla Libia. Situazione drammatica. Urgente un intervento&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;ul class=&#034;spip&#034; role=&#034;list&#034;&gt;&lt;li&gt; L'Italia finanzia, la Libia deporta gli eritrei di Misurata&lt;br class='autobr' /&gt;
di Fulvio Vassallo Paleologo, Universit&#224; di Palermo&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;ul class=&#034;spip&#034; role=&#034;list&#034;&gt;&lt;li&gt; Libia - La rivolta degli eritrei a Mistratah: arrivano i container, rischio espulsione&lt;br class='autobr' /&gt;
di Gabriele Del Grande&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;ul class=&#034;spip&#034; role=&#034;list&#034;&gt;&lt;li&gt; Adottiamo un profugo - L'appello degli scrittori!&lt;br class='autobr' /&gt;
di Carlo Lucarelli e Giancarlo De Cataldotutti&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;ul class=&#034;spip&#034; role=&#034;list&#034;&gt;&lt;li&gt; Libia: pi&#249; di 200 persone di nazionalit&#224; eritrea rischiano il rimpatrio forzato&lt;br class='autobr' /&gt;
L'appello di Amnesty International&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;ul class=&#034;spip&#034; role=&#034;list&#034;&gt;&lt;li&gt; La Libia deporta gli eritrei di Misurata&lt;br class='autobr' /&gt;
comunicato stampa dell'Asgi&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>DOPO LA PULIZIA ETNICA A ROSARNO MARONI ESPELLE I &#8220;CLANDESTINI&#8221;. E IL CERCHIO SI CHIUDE.</title>
		<link>http://migreurop.org/article1592.html</link>
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		<dc:creator>Fulvio Vassallo Paleologo</dc:creator>



		<description>&lt;p&gt;dopo i fatti di Rosarno: deportazioni, detenzione e espulsioni&lt;/p&gt;

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&lt;a href="http://migreurop.org/rubrique466.html" rel="directory"&gt;Archives&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Il ministro dell'interno Maroni in una lunga intervista rilasciata domenica 10 gennaio a Sky ha ribadito che tutti gli immigrati trasferiti da Rosarno e Gioia Tauro nei centri di prima accoglienza di Crotone e Bari saranno identificati e, se trovati privi di documenti di soggiorno, verranno espulsi, non si sa se con l'intimazione a lasciare entro cinque giorni il territorio nazionale, di fatto un invito ad una ulteriore clandestinit&#224;, ovvero dopo lunghi mesi di internamento nei CIE. Appare infatti improbabile ( diciamo anche per fortuna) che in pochi giorni oltre mille persone di diverse nazionalit&#224;, reduci dal pogrom di Rosarno, possano essere riconosciute dalle ambasciate dei paesi di provenienza, dotati di documenti di viaggio ed accompagnate in frontiera.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella stessa intervista Maroni ha rinnovato l'impegno del governo ad aprire centri di detenzione nelle regioni che ne sono ancora prive, dando poi i numeri dei suoi successi, la drastica riduzione degli sbarchi in Sicilia, e le espulsioni che sarebbero state eseguite dall'Italia negli ultimi due anni. Non entriamo nel merito delle cifre snocciolate dal ministro perch&#233; anche a livello internazionale &#232; noto come solo una minima parte dei migranti che fanno ingresso irregolarmente in Italia attraversa il Canale di Sicilia, e di questa minima parte oltre la met&#224; sono donne, minori, richiedenti asilo. Tante di queste persone sono state riconsegnate lo scorso anno al governo libico, o bloccate prima della partenza grazie alla collaborazione dei nostri &#8220;agenti di collegamento&#8221; dislocati in Libia, una situazione gravemente lesiva dei diritti dell'uomo come documentato pochi mesi fa da Human Rights Watch. Contento il ministro ed in pace la sua coscienza, e quella dei suoi sostenitori, se di questa barbarie vuole andare fiero. Per quanto concerne le cifre delle espulsioni, vorremmo proprio conoscere i documenti analitici dai quali risulterebbero 40.000 espulsioni effettivamente eseguite negli ultimi due anni. Una volta su questi aspetti indagava anche la Corte dei Conti, si vedano le relazioni assai puntuali fino al 2006 che denunciavano sprechi ed inefficienze, e poi gli atti della Commissione De Mistura nel 2007, oggi l'operato del Ministero dell'interno &#232; sottratto a qualsiasi controllo e ognuno pu&#242; sparare le cifre che vuole, esattamente come fanno le Questure dopo ogni manifestazione. I numeri sono sempre a convenienza di chi li usa, su questo in Italia non ci pu&#242; essere il minimo dubbio, soprattutto in materia di contrasto dell'immigrazione irregolare. E le persone non sono numeri, magari da imprimere su un polso o da scrivere su un cartellino appeso sul petto. Di certo il pacchetto sicurezza, con la introduzione del reato di immigrazione clandestina e con il prolungamento a sei mesi della detenzione amministrativa ha fatto diminuire le espulsioni effettivamente eseguite, su questo sono tutti concordi e basterebbe visitare un CIE per rendersene conto. &lt;br class='autobr' /&gt;
Rimangono invece preoccupanti le dichiarazioni di Maroni , che attacca per &#8220;eccessiva tolleranza&#8221; le autorit&#224; locali, sembrerebbe dunque anche i Prefetti, i Questori ed il Commissario straordinario al comune di Rosarno, dichiarazioni che costituiscono un regalo straordinario per le &#8216;ndrine e per i comitati civici che hanno imposto la deportazione dei migranti dalla piana di Rosarno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Lega nord alleata della n'drangheta? I provvedimenti di espulsione che le autorit&#224; di polizia si accingono a consegnare ai migranti vittime della pulizia etnica della Piana di Gioia Tauro, costituiscono una sorta di legittimazione successiva dell'azione violenta condotta dalla teppaglia criminale di Rosario e un grande guadagno per quei datori di lavoro che non hanno pagato le misere remunerazioni dovute ai braccianti agricoli stranieri impegnati da settimane alle loro dipendenze.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche i mezzi di informazione hanno documentato come molti migranti non volessero lasciare Rosarno proprio per ottenere quanto loro dovuto da alcuni datori di lavoro, abitanti di quella cittadina ,che fino al giorno prima li avevano sfruttati come bestie, e che adesso li prendevano a fucilate o a sprangate. I giornalisti hanno documentato richieste telefoniche dei migranti che chiamavano inutilmente i loro datori di lavoro per ottenere la paga dovuta, richieste senza risposta perch&#233; nessuno rispondeva al cellulare. Il Procuratore della Repubblica di Palmi ha poi osservato come dietro la contro-rivolta dei rosarnesi si potesse nascondere la criminalit&#224; organizzata locale (che in quei territori si chiama solo e soltanto n'drangheta) ed uno dei tre arrestati, per i quali i rosarnesi chiedevano la libert&#224; con striscioni esibiti anche durante i servizi televisivi, &#232; il rampollo di una delle pi&#249; importanti famiglie mafiose che controllano la Piana di Gioia Tauro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una volta deportati nei centri di prima accoglienza, identificati e poi espulsi dal ministro nessun immigrato irregolare potr&#224; pi&#249; rivendicare i propri diritti alla retribuzione per il durissimo lavoro svolto nelle campagne di Rosarno. L'intervento della n'drangheta si &#232; cos&#236; risolto in un sicuro vantaggio per tutti quegli imprenditori che non volevano pi&#249; pagare gli immigrati &#8220;clandestini&#8221;. Se le cose rimangono cos&#236; non si vede come si possa riaffermare l'autorit&#224; dello stato in quella regione. Non certo con le dichiarazioni di Maroni, persecutorie e &#8220;cattive&#8221;, di quella &#8220;cattiveria&#8221; di cui il ministro ha gi&#224; dato ampia prova, ma solo nei confronti dei migranti e mai contro i datori di lavoro, E poco o nulla rileva che i feriti pi&#249; gravi stanno ottenendo un permesso per motivi umanitari, non certo scelta politica ma atto dovuto, anche in base alla pessima legislazione italiana sull'immigrazione, di fronte alla situazione sanitaria nella quale si trovano queste persone.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Appare a tutti evidente, meno che al ministro Maroni purtroppo, che gli immigrati cacciati via da Rosarno erano ( e rimangono) vittime di una gravissima sopraffazione quotidiana garantita dal sistema economico-mafioso locale che estorceva quotidianamente tutte le loro energie lavorative per pochi euro all'ora, costringendoli a vivere in condizioni disumane. Ma non sono bastate le spranghe ed i fucili dei mafiosi. Adesso sembra invece venuto il tempo delle &#8220;sprangate&#8221; ministeriali, probabilmente il trasferimento di prefetti e questori perch&#233; troppo &#8220;tolleranti&#8221;, come si &#232; potuto fare impunemente con la rimozione del Prefetto di Venezia, ritenuto troppo tollerante nei confronti dei rom, e se le stesse autorit&#224; locali seguiranno le direttive del ministro, prima di essere sostituite, arriveranno anche centinaia di provvedimenti di espulsioni, e poi decreti di trattenimento nei Centri di identificazione ed espulsione, luoghi infernali nei quali adesso si pu&#242; restare fino a sei mesi. E questo sar&#224; il trattamento riservato a chi &#232; stato vittima di mesi di violenze e di sfruttamento. Per subire poi con un inganno, sotto la pressione dei linciaggi, una deportazione verso l'ignoto. E che nessuno si stupisca poi dei casi sempre pi&#249; frequenti di autolesionismo e di suicidio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questa situazione, che forse rassicura l'opinione pubblica che sostiene l'azione del governo, non pu&#242; essere accettata con rassegnazione da chiunque abbia un minimo rispetto per la dignit&#224; umana, compresa la propria, anche se partiti e sindacati si stanno trincerando dietro un silenzio assordante. Occorre reagire con determinazione e concretezza, salvare innanzitutto dalla deportazioni le vittime di pulizia etnica a Rosarno, costituire ovunque comitati civici antirazzisti, nuclei di difesa socio-legale, gruppi di associazioni e referenti presso enti locali, per iniziative immediate di solidariet&#224;, di mobilitazione, di rivendicazione dei diritti negati ai migranti, anche a quelli che si trovano costretti ad una condizione di clandestinit&#224;. Difendere i diritti dei migranti oggi, &#232; difendere i diritti dei cittadini domani, nel quadro dell'attuale crisi economica non esistono vie di salvezza individuale, questo il messaggio che deve passare per mettere fine alla guerra tra i ceti pi&#249; deboli innescata dalle destre oggi al potere in Italia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;2. In un recente documento dell'ASGI si chiede &#8220;l'emanazione di un provvedimento urgente che consenta l'effettiva emersione dei lavoratori stranieri costretti dalla necessit&#224; o dal ricatto al lavoro nero e all'esposizione a condizioni di grave sfruttamento. Tale provvedimento, per essere efficace, deve potere avere ampia portata nelle condizioni di accesso e nella estensione temporale e deve potere essere attivabile dal lavoratore in caso di perdurante rifiuto da parte di chi ha posto in essere lo sfruttamento lavorativo&#8221;. Nello stesso documento si chiede ancora &#8220; 'emanazione di opportune direttive, di concerto tra i ministeri dell'Interno, del Lavoro e delle politiche sociali e della Giustizia, e un collegato rafforzamento dell'operato degli uffici di controllo, specie nelle regioni Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, finalizzato a dare attuazione sia alle disposizioni di cui all'art. 18 del d.lgs 286/98 sia al nuovo art. 600 cp novellato dalla legge 11 agosto 2003, n. 228, che permettono di perseguire la riduzione in condizioni di schiavit&#249; o servit&#249; nonch&#233; il grave sfruttamento, anche lavorativo&#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo l'art. 18 del testo Unico sull'immigrazione n. 286 &#8220;quando, nel corso di operazioni di polizia, di indagini o di un procedimento per taluno dei delitti di cui all'articolo 3 della legge 20 febbraio 1958, n. 75, o di quelli previsti dall'articolo 380 del codice di procedura penale, ovvero nel corso di interventi assistenziali dei servizi sociali degli enti locali, siano accertate situazioni di violenza o di grave sfruttamento nei confronti di uno straniero, ed emergano concreti pericoli per la sua incolumit&#224;, per effetto dei tentativi di sottrarsi ai condizionamenti di un'associazione dedita ad uno dei predetti delitti o delle dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari o del giudizio, il questore, anche su proposta del Procuratore della Repubblica, o con il parere favorevole della stessa autorit&#224;, rilascia uno speciale permesso di soggiorno per consentire allo straniero di sottrarsi alla violenza ed ai condizionamenti dell'organizzazione criminale e di partecipare ad un programma di assistenza ed integrazione sociale&#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel caso dei migranti deportati da Rosarno nei centri di prima accoglienza calabresi e pugliesi &#232; indubbio che al momento nel quale sono stati trasferiti si trovavano in una condizione di grave pericolo, e che il trasferimento &#232; avvenuto con la garanzia che nessuno degli irregolari sarebbe stato espulso. Adesso non si pu&#242; tradire quel patto non scritto stipulato tra le istituzioni e gli immigrati, confermato da numerosi testimoni, e dimenticare in un solo giorno la situazione nella quale si trovavano i migranti esposti ad una vera e propria &#8220;caccia all'uomo&#8221; nelle campagne di Rosarno. Occorre dunque fare valere in loro favore la possibilit&#224; del riconoscimento di uno speciale permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale previsto dall'art. 18 del T.U. 286/1998 sull'immigrazione, fornendo una interpretazione di questa norme conforme al dettato costituzionale ed alle direttive comunitarie pi&#249; recenti.&lt;br class='autobr' /&gt;
Come osservano Nicodemi e Bonetti sulla portata dell'art. 18 del Testo Unico sull'immigrazione ( in &lt;a href=&#034;https://www.asgi.it&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;www.asgi.it&lt;/a&gt; &#8220;schede pratiche&#8221;) &#8220;il sistema ha due caratteristiche peculiari:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;1. per il rilascio e il mantenimento del permesso di soggiorno si esige che vi siano presupposti concreti e la costante partecipazione effettiva dello straniero ad un ben preciso programma a cui ha deciso di aderire, ma la sussistenza e verifica dei presupposti e della partecipazione al programma avviene soltanto se si instaura una costante collaborazione leale tra 4 soggetti pubblici e privati operanti in un determinato luogo: il Questore, eventualmente la Procura della Repubblica, l'ente locale, l'organismo del privato sociale abilitato a svolgere l'attivit&#224; del programma;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;2. occorre che sia concretamente attivo uno specifico programma a cui possa concretamente accedere un determinato straniero vittima di violenza o di sfruttamento, la cui incolumit&#224; &#232; in pericolo: ci&#242; significa che prima ancora che la vicenda del singolo straniero sia nota quello stesso programma deve essere stato gi&#224; progettato da enti locali e/o da enti del privato sociale e deve essere gi&#224; stato approvato e finanziato da una speciale commissione interministeriale secondo le priorit&#224; indicate dalle norme vigenti. Si esige cio&#232; che prima che lo straniero vi possa accedere sia gi&#224; attivo uno specifico programma destinato ad assistere quel medesimo tipo di vittime potenziali a cui appartiene quel determinato straniero (p. es. sfruttamento della prostituzione, tratta delle persone, sfruttamento lavorativo, sfruttamento dell'accattonaggio, riduzione in schiavit&#249;, ex detenuti stranieri); il permesso non &#232; dunque rilasciabile o &#232; revocabile se invece la persona che si dovrebbe proteggere non ha pi&#249; i presupposti e se non pu&#242; o non vuole partecipare ad un determinato programma neppure in parte e neppure in prospettiva e/o se non rientra tra i potenziali destinatari del programma oppure se non &#232; attivo uno specifico programma al quale possa concretamente accedere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; Affinch&#233; il sistema possa concretamente operare si esige perci&#242; che in ogni luogo vi siano da parte dei soggetti pubblici e privati coinvolti una elevata attenzione alla realt&#224; dell'immigrazione locale, una elevata e costante collaborazione interistituzionale, una fantasia di progettazione e una capacit&#224; di adeguare tempestivamente i programmi ai diversi bisogni e alla diversificata tipologia delle potenziali vittime straniere della criminalit&#224; organizzata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E' infatti un permesso di soggiorno che &#232; concretamente rilasciabile soltanto se i soggetti pubblici e privati operanti su un determinato territorio si siano preventivamente accordati per sgominare determinati fenomeni criminali di violenza o di grave sfruttamento a danno di stranieri e per far svolgere e finanziare una ben determinata attivit&#224; di assistenza e di integrazione per sostenere ben determinate vittime straniere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Occorre perci&#242; evitare il rischio di elaborare soltanto programmi mirati ad assistere una tipologia di vittime potenziali (p.es. soltanto per le vittime dello sfruttamento della prostituzione) e di trascurare di elaborare programmi mirati a sostenere anche altri tipi di stranieri potenziali destinatari vittime di violenze o di grave sfruttamento (p. es. i lavoratori, i mendicanti, le persone trafficate, i detenuti condannati per reati compiuti durante la minore et&#224;)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In realt&#224; nella pratica i programmi utilizzabili (soprattutto per la prostituzione) esistono e funzionano abbastanza bene, sussistono piuttosto problemi nell'applicazione dell'art. 18 T.U., che hanno ricadute anche sulla realizzazione dei programmi stessi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In ogni caso occorre ricordare che alla luce del nuovo reato di ingresso o soggiorno in condizione irregolare il tempestivo accesso al programma e al contestuale permesso di soggiorno ai sensi dell'art. 18 T.U. &#232; fondamentale per la non punibilit&#224; della persona che si trovi irregolarmente sul territorio nazionale e per la sua inespellibilit&#224;, il che per&#242; appare in concreto pi&#249; vincolato non tanto all'attivit&#224; dei servizi sociali, quanto ai servizi di polizia e alle Procure incaricate di perseguire il nuovo reato (in proposito si veda il par. 9)&#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E' dunque necessario che le associazioni e gli enti locali che vogliono prestare effettivamente la loro solidariet&#224; agli immigrati deportati da Rosarno promuovano con la massima rapidit&#224; programmi di protezione sociale e raccolgano le loro denunce sullo sfruttamento che hanno subito, con nomi, cognomi,date e luoghi, e se possibile incrociando testimonianze diverse, in modo da portare sul banco degli imputati quegli imprenditori rosarnesi che oggi pensano di averla fatta franca, ed in modo anche da conferire uno status legale agli immigrati che altrimenti sarebbero espulsi. Nessuno dei testimoni dei soprusi subiti a Rosarno deve essere espulso, perch&#233; ciascun immigrato allontanato costituir&#224; una sorta di garanzia di impunit&#224; per quei datori di lavoro che continuano lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo in Calabria come nelle altre regioni meridionali. Anche la magistratura dovr&#224; valutare tutte le possibilit&#224; offerte dalla normativa vigente per il riconoscimento di un permesso di soggiorno ai migranti cacciati da Rosarno, anche al fine di raccogliere gli elementi di prova per accertare sino in fondo le responsabilit&#224; di quanto successo. Un aspetto marginale, forse, per il ministro dell'interno e per il suo governo. Un punto decisivo per l'affermazione dello stato di diritto non dell'autoritarismo di stato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nello stesso documento dell'ASGI si rilevava come &#8220;l'introduzione del reato di permanenza illegale dello straniero extracomunitario introdotto dalla legge n. 94/2009 (pacchetto sicurezza) ha inoltre avuto effetti controproducenti nella lotta alla schiavit&#249; lavorativa e al lavoro nero. Infatti nella prassi amministrativa e giudiziaria accade che il lavoratore straniero irregolare che pure denunzia il suo sfruttatore sia comunque intanto sottoposto ad una sanzione penale con procedimento direttissimo e sia altres&#236; espulso, mentre l'azione penale relativa al denunziato sfruttamento segue il suo lento ed incerto corso, risultando alla fine magari archiviata a seguito dell'avvenuta esecuzione dell'espulsione dello straniero. In realt&#224; una diversa applicazione delle norme vigenti, ed una interpretazione non restrittiva delle disposizioni di cui al citato art. 18, gi&#224; ora consentirebbe un'azione immediata ed efficace: lo stesso procuratore della Repubblica che riceve la denunzia di sfruttamento lavorativo potrebbe richiedere al Questore il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale in favore del lavoratore sfruttato (art. 18 d. lgs. n. 287/1998) e contestualmente rigettare la richiesta di rinvio a giudizio per il reato di permanenza illegale, essendo cos&#236; divenuta legale la presenza dello straniero. Non pu&#242; sfuggire a nessuno come in una tale situazione il grado di impunit&#224; in cui operano le organizzazioni criminali sia elevatissimo e che il tentativo di reagire per vie legali venga, a buona ragione, percepito dalle vittime come un tentativo velleitario ed anzi dannoso perch&#233; espone l'interessato a danni ulteriori e persino maggiori&#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;3. Il 30 giugno 2009 &#232; stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea la Direttiva 2009/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2009, che introduce norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nei confronti di datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi il cui soggiorno &#232; irregolare. Il termine di attuazione della direttiva, che pure contiene disposizioni precise e vincolanti, non &#232; ancora scaduto, ma anche se non &#232; facile argomentare la sua immediata efficacia nel nostro ordinamento, quanto affermato nella direttiva costituisce un sicuro criterio di interpretazione per il giudice, ed a maggiore ragione per il governo che entro il giugno 2011 dovrebbe darne attuazione in Italia. Una attuazione che potrebbe essere anticipata, anche in via amministrativa, vista la gravit&#224; della situazione a Rosarno e non solo a Rosarno, perch&#233; sono centinaia i luoghi in Italia nei quali i migranti sono sottoposti a forme di sfruttamento servile o schiavistico come quello che &#232; stato documentato in questi giorni di rivolta in Calabria.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La direttiva &#034;sanzioni&#034; impone agli Stati membri la introduzione di sanzioni penali contro i datori di lavoro che sfruttano in nero gli immigrati La normativa italiana, in particolare, non prevede ancora il pagamento degli emolumenti dovuti agli immigrati irregolari. La Direttiva (articolo 4) obbliga i datori di lavoro a: a) chiedere che un cittadino di un paese terzo, prima di assumere l'impiego, possieda e presenti al datore di lavoro un permesso di soggiorno valido; b) tenere una copia o registrazione del permesso di soggiorno o altra autorizzazione di soggiorno a disposizione delle autorit&#224; competenti degli Stati membri, a fini di un'eventuale ispezione; c) informare le autorit&#224; competenti designate dagli Stati membri dell'inizio dell'impiego di un cittadino di un paese terzo. Le sanzioni previste per i datori di lavoro (art. 5) includono sanzioni finanziarie, che aumentano a seconda del numero di cittadini di paesi terzi assunti illegalmente, e pagamento dei costi di rimpatrio dei cittadini di paesi terzi assunti illegalmente, nei casi in cui siano effettuate procedure di rimpatrio (gli Stati membri possono decidere che le sanzioni finanziarie di cui alla lettera riflettano almeno i costi medi di rimpatrio). Lo stesso art. 5 lascia agli Stati membri la facolt&#224; di prevedere sanzioni finanziarie ridotte nei casi in cui il datore di lavoro sia una persona fisica che impiega a fini privati un cittadino di un paese terzo il cui soggiorno &#232; irregolare e non sussistano condizioni lavorative di particolare sfruttamento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli Stati membri garantiscono inoltre che il datore di lavoro sia responsabile del pagamento (art. 6) della retribuzione arretrata ai cittadini di paesi terzi assunti illegalmente, delle imposte e contributi previdenziali dovuti in caso di assunzione legale, nonch&#233; di tutti i costi derivanti dal trasferimento delle retribuzioni arretrate al paese in cui il lavoratore assunto illegalmente ha fatto ritorno. Altre sanzioni (art. 7) riguardano l'esclusione, per un certo periodo, dal beneficio di prestazioni, sovvenzioni o aiuti pubblici, compresi i fondi dell'Unione europea, nonch&#233; dalla partecipazione ad appalti pubblici, e la chiusura temporanea o permanente degli stabilimenti. Per reati di una certa gravit&#224; (art. 9), la direttiva prevede anche delle generiche &#034;sanzioni penali efficaci, proporzionate e dissuasive&#034; (art. 10) nei confronti dei datori di lavoro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Con questa direttiva gli immigrati prima di essere espulsi hanno dunque diritto ad ottenere quanto hanno guadagnato lavorando in nero nel periodo nel quale hanno soggiornato irregolarmente. Altro elemento importante della direttiva &#232; la definizione di salario che equipara la paga dovuta all'immigrato irregolare alla retribuzione di un lavoratore regolare. Nella direttiva manca la previsione di una regolarizzazione di massa dei lavoratori migranti irregolari, perch&#233; si &#232; riconosciuto che tali provvedimenti rimangono nella competenza dei singoli stati europei, che dunque, se decidono di procedere a regolarizzazioni, non possono invocare strumentalmente l'esigenza di una &#8220;autorizzazione&#8221; dell'Unione Europea, restando solo obbligati ad una preventiva notificazione dei provvedimenti di regolarizzazione, cosa che l'Italia ha fatto ancora nel 2009, ma solo per una categoria troppo limitata di immigrati irregolari, collaboratrici domestiche e badanti. &lt;br class='autobr' /&gt;
Oggi, dopo i fatti di Rosarno occorre un provvedimento urgente che dia applicazione almeno ai pochi aspetti positivi della direttiva comunitaria sulle sanzioni ai datori di lavoro in nero e consenta la regolarizzazione di tutte le vittime della pulizia etnica di Rosarno sulla base di una lettura della normativa nazionale conforme ai criteri comunitari. E poi bisogna impegnarsi per una regolarizzazione successiva a regime di tutti i lavoratori stranieri irregolari impegnati in agricoltura, in edilizia e nei servizi, anche a fronte della crescita esponenziale degli infortuni sul lavoro che vede sempre pi&#249; esposti, senza alcuna tutela i cd. &#8220;clandestini&#8221;. tanto utili ai datori di lavoro, quanto maledettamente &#8220;fastidiosi&#8221; per gli abitanti delle nostre citt&#224;, grandi o piccole che siano, come dimostra l'esperienza di Rosarno, probabile nuovo caposaldo, dopo Lampedusa, della lega Nord nelle regioni meridionali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;4. Chiediamo ai giudici, agli operatori istituzionali, ai rappresentanti politici ed alle amministrazioni locali di interpretare ed applicare le norme gi&#224; vigenti in materia di grave sfruttamento lavorativo ai danni di immigrati irregolari ( e tra questi ce ne sono anche di appartenenti all'Unione Europea come i rumeni) in conformit&#224; con le Convenzioni internazionali in materia di lavoro e con le Direttive Comunitarie in materia di rimpatri e di sanzioni ai datori di lavoro in nero. Normative che, per quanto assai restrittive, prevedono garanzie pi&#249; ampie di quelle finora riconosciute, nei fatti, ai lavoratori stranieri irregolari, per i quali non si &#232; capaci di offrire altra alternativa se non l'internamento nei CIE e quindi la successiva espulsione, o ancora una volta una fuga nella clandestinit&#224; in modo da alimentare altro sfruttamento.&lt;br class='autobr' /&gt;
Toccher&#224; poi alla capacit&#224; di riaggregazione dei migranti e delle reti antirazziste che si stanno ricostituendo promuovere un movimento nazionale che, attraverso una mobilitazione permanente e scadenze di lotta coordinate sull'intero territorio, esprima una capacit&#224; negoziale tale da imporre l'abbandono della legge Bossi-Fini, l'apertura di canali di ingresso legale, la fine dei respingimenti collettivi in mare e la regolarizzazione permanente di tutti i lavoratori migranti irregolari presenti in Italia. Senza dimenticare le migliaia di potenziali richiedenti asilo che rimangono rinchiusi nei lager libici finanziati dall'Italia e dall'Unione Europea.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fulvio Vassallo Paleologo&lt;br class='autobr' /&gt;
Universit&#224; di Palermo&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>DOPO UN TENTATIVO DI FUGA UN INCENDIO FA CHIUDERE IL CIE DI CALTANISSETTA.</title>
		<link>http://migreurop.org/article1497.html</link>
		<guid isPermaLink="true">http://migreurop.org/article1497.html</guid>
		<dc:date>2009-11-20T11:02:03Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Fulvio Vassallo Paleologo</dc:creator>



		<description>&lt;p&gt;dopo la chiusura del centro, la denuncia degli effetti perversi del prolongamento della durata di detenzione a 6 mesi.&lt;/p&gt;

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&lt;a href="http://migreurop.org/rubrique466.html" rel="directory"&gt;Archives&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;1. &lt;strong&gt;L'agenzia Adnkronos riferisce il 14 novembre di una &#8220;rivolta&#8221; che la notte precedente si sarebbe verificata nel centro di identificazione ed espulsione di Pian del Lago a Caltanissetta. Secondo l'agenzia, che &#232; passata sotto la censura della stampa, dopo le due di notte un gruppo di migranti, &#8220;dopo aver divelto il piano superiore in cemento armato di un tavolo dalla mensa ha tentato di sfondare i cancelli laterali del Cie, utilizzando il tavolo come ariete&#8221;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si sarebbe verificato un &#8220;lancio di oggetti attraverso le sbarre al personale delle forze di polizia e dell'esercito Italiano intervenuto per sedare la rivolta&#8221;. Secondo la stessa agenzia &#8220;a quel punto gli extracomunitari si sono allontanati dalla recinzione in ordine sparso spostandosi all'interno dei tre padiglioni dormitorio e hanno appiccato il fuoco a tutti i materassi e ad altri oggetti. Sul posto sono intervenuti anche i Vigili del Fuoco per spegnere le fiamme. La scarna cronaca &#232; alla fine rassicurante. L'Adnkronos riferisce che &#8220;al termine dei disordini nessun immigrato si e' allontanato dalla struttura e non si sono registrati feriti ne' tra gli stranieri ne' tra le forze di polizia. Sono al vaglio degli investigatori della Polizia le posizioni degli extracomunitari responsabili di danneggiamento&#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nessuno ha diffuso la notizia che dopo l' incendio il centro &#232; stato gravemente danneggiato al punto da essere chiuso. Oggi il CIE di Pian del Lago &#232; vuoto e completamente inutilizzabile..&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli immigrati che erano detenuti nel CIE di Pian del Lago e che avevano inoltrato una domanda di asilo sono stati trasferiti nel CARA ( centro di accoglienza per richiedenti asilo) contiguo alo stessol centro di identificazione ed espulsione, gli altri, la maggioranza, sono stati trasferiti in vari CIE in diverse regioni d'Italia. In questo momento in Sicilia &#232; attivo solo il centro di identificazione ed espulsione di Trapani, con una capienza di 50 posti circa, ed il centro polifunzionale di Cassibile, che occasionalmente viene utilizzato anche come centro di detenzione amministrativa. Occorre ricordare anche che le proteste della Rete antirazzista siciliana, ed ispezioni da parte di commissioni di inchiesta e del Comitato per la prevenzione della tortura hanno portato alla chiusura del centro di detenzione di Agrigento ( sito in contrada San Benedetto) e nel 2007 del centro femminile di Ragusa..&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Quanto succede oggi nei CIE italiani, una rivolta analoga si era verificata poche settimane fa anche nel CIE di Trapani, come nei CIE di Ponte Galeria a Roma, di via Brunelleschi a Torino, di via Corelli a Milano, ed ancora a Gradisca d'Isonzo, Brindisi, Bari e Modena, &#232; conseguenza della scelta aberrante del governo che ha portato a sei mesi il tempo massimo di detenzione amministrativa, adducendo come pretesto quanto avviene in altri stati europei e la minaccia che sarebbe costituita dagli immigrati irregolari per la sicurezza dei cittadini e l'ordine pubblico.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'entrata in vigore delle nuove norme ha fatto esplodere i CIE in tutta Italia, non solo con rivolte e tentativi di fuga, ma anche con numerosi atti di autolesionismo e persino suicidi, e come confermano i dati diffusi dal ministero dell'interno, il numero degli immigrati effettivamente espulsi dall'Italia non &#232; aumentato per niente rispetto al periodo precedente nel quale la permanenza nei CIE era limitata a due mesi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il prolungamento a sei mesi della detenzione amministrativa ha risposto soltanto alla strumentalizzazione elettorale di tutte le questioni riguardanti l'immigrazione e l'asilo, una politica perseguita da tempo dalle destre, con gravissime responsabilit&#224; della parte maggioritaria dell'attuale opposizione&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non si pu&#242; dimenticare infatti che i CPT ( Centri di permanenza temporanea) furono introdotti nel 1998 dalla legge 40 cd. Turco-Napolitano senza alcuna garanzia giurisdizionale, al punto che la Corte Costituzionale con la sentenza n.105 del 2001 dovette ribadire che la loro legittimit&#224; poteva essere ammessa soltanto se si fosse garantito il rispetto dell'art. 13 della Costituzione che stabilisce la necessit&#224; di una tempestiva convalida giurisdizionale dei provvedimenti di polizia limitativi della libert&#224; personale.,oltre a vietare &#8220;ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a limitazioni di libert&#224;&#8221;. Un precetto costituzionale che ha carattere inderogabile e che dovrebbe essere fatto valere tutti i giorni nei centri di detenzione e nelle carceri italiani. Le cronache dicono purtroppo che si verifica l'esatto contrario e che le &#8220; violenze fisiche e morali&#8221; costituiscono la realt&#224; quotidiana non solo dei CIE ma delle carceri italiane.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;2.&lt;strong&gt; In base alla giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell'Uomo, se l'art. 5 comma 1 lettera f.della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell'uomo (CEDU) ammette la detenzione amministrativa &#8220;regolare&#8221; di una persona &#8220;contro la quale &#232; in corso un procedimento d'espulsione o d'estradizione&#8221;, occorre tuttavia che la misura limitativa della libert&#224; sia &#8220;proporzionata ed adeguata&#8221;, e che abbia una durata commisurata all'esigenza di assicurare le misure di allontanamento forzato.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo la Corte Europea dei diritti dell'uomo, una violazione dall'art. 5 potr&#224; risultare sia da una detenzione amministrativa &#8220;non conforme&#8221; rispetto a tali criteri, che dalla mancanza di un ricorso effettivo. Secondo l'art. 5.4 della CEDU &#8220;ogni persona privata della libert&#224; mediante arresto o detenzione ha diritto di presentare un ricorso ad un tribunale, affinch&#232; decida entro breve termine sulla legittimit&#224; della sua detenzione e ne ordini la scarcerazione se la detenzione &#232; illegittima&#8221;. Ogni persona vittima di arresto o di detenzione arbitraria &#8220; ha diritto ad una riparazione&#8221;. Anche in questo caso viene richiamato il principio che la decisione deve giungere entro un breve termine, e non certo entro mesi e mesi dall'inizio del trattenimento, sia pure come &#8220;ospiti&#8221;, in un centro di detenzione amministrativa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Gli accordi di Schengen prima, oggi il Regolamento Frontiere Schengen del 2006, non impongono in Italia i centri di identificazione ed espulsione CIE), ma prevedono soltanto che i singoli paesi che aderiscono all'intesa si dotino di misure di accompagnamento forzato &#8220;efficaci&#8221;.&lt;/strong&gt; Anche se la direttiva (2008/115/CE) sui rimpatri forzati che l'Unione Europea ha approvato alla fine del 2008, contiene la previsione della detenzione amministrativa per gli immigrati irregolari, addirittura fino ad un periodo di diciotto mesi, la stessa direttiva richiama il principio della adeguatezza e della proporzionalit&#224; delle misure di allontanamento forzato ( art. 15) ed afferma che il rimpatrio forzato deve costituire la soluzione estrema dopo il tentativo di rimpatrio volontario che va comunque tentato. In base agli articoli 7 ed 8 della Direttiva, nel caso di &#8220;partenza volontaria&#8221;, possono essere previste obblighi &#8220;di dimorare in un determinato luogo&#8221;, e solo quando non sia stata concessa la possibilit&#224; di una &#8220;partenza volontaria&#8221;, possono scattare le misure di rimpatrio e di trattenimento forzato. Ma in Italia di rimpatri volontari non ne parla nessuno e tutti pensano che basti prolungare i tempi della detenzione amministrativa per garantire maggiore efficacia alle espulsioni ed ai respingimenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;3. Il&lt;strong&gt; prolungamento fino a sei mesi della detenzione amministrativa ha fatto esplodere i CIE ed ha ridotto la complessiva &#8220;capacit&#224; espulsiva&#8221; dei centri, in contrasto con il cambio di denominazione che ha una evidente funzione demagogica che non corrisponde affatto alla realt&#224;. Una capacit&#224; espulsiva che adesso con la chiusura di Pian del Lago si riduce ancora di pi&#249;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella relazione allegata al Disegno di legge n.2232 presentato alla Camera dei Deputati, poi abbandonato, dopo il voto contrario del Parlamento sul prolungamento a sei mesi della detenzione amministrativa, ma riproposto negli stessi contenuti sui CIE nella legge 94 del 2009 ,entrata in vigore lo scorso agosto, nella parte dedicata ai centri di identificazione ed espulsione all'art. 5, si leggeva che &#8220;attualmente i centri di identificazione e di espulsione (CIE) operativi sono dieci, per un totale di 1160 posti disponibili&#8221;. Una notizia molto interessante, seguita da proiezioni non meno interessanti. Sulla base dei dati relativi al 2007 si sostiene quindi che il tempo medio di permanenza sarebbe stato di 27 giorni e che &#8220; con il prolungamento previsto dalla disposizione si ritiene che una stima prudenziale per determinare un nuovo tempo medio di permanenza possa individuarsi in quattro volte il tempo medio attuale ( 30 giorni per 4 = 120 giorni)&#8221;. Sempre secondo la relazione tecnica, &#8220; ipotizzando, pertanto un periodo di trattenimento medio pari a centoventi giorni - corrispondente a quattro mesi di trattenimento - per garantire la stessa capacit&#224; recettiva con il nuovo tempo di permanenza il sistema dovr&#224; avere un incremento di 3.480 nuovi posti&#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo la stessa relazione, &#8220;oltre ai mille posti, da ottenere con interventi di riadattamento, gi&#224; finanziati dalla legge 186 del 2008, &#8220;anche al fine della pi&#249; rapida attuazione della normativa europea che consente il trattenimento degli stranieri da espellere fino a diciotto mesi&#8221;, sarebbero dunque da costruire nuovi CIE per 1.500 posti e ristrutturare edifici esistenti ( come la ex base Loran di Lampedusa) per i restanti 980.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il dato pi&#249; sconcertante contenuto nella relazione tecnica riguarda proprio il 2009: &#8220;in tale anno non si renderanno operativi nuovi posti nei CIE&#8221;, e dunque si rester&#224; ai 1160 posti attualmente disponibili, o, al massimo, se ne potranno attivare un migliaio nel 2010, in virt&#249; della legge 186 del 2008 che permette di ristrutturare edifici gi&#224; esistenti, come caserme o basi militari, sempre troppo poco per &#8220;reggere&#8221; l'aumento della durata della detenzione amministrativa. Anzi oggi a quei 1160 posti vanno sottratti i 160 posti del CIE di Pian del lago a Caltanissetta, chiuso per l'incendio di qualche giorno fa.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tutto questo &#8220;sistema&#8221; ampliato dei CIE servirebbe solo per mantenere la attuale capacit&#224; recettiva ( ma non espulsiva) del &#8220;sistema&#8221;, prolungando a sei mesi la detenzione amministrativa. Prolungamento dei tempi di detenzione amministrativa che non equivale certo ad una maggiore efficacia delle procedure di espulsione, perch&#233; se manca la collaborazione dei paesi di provenienza sessanta giorni sono gi&#224; troppi, e neppure diciotto mesi potranno consentire il rimpatrio effettivo dei destinatari dei provvedimenti di espulsione o di respingimento quando gli stessi paesi di provenienza non abbiano intenzione di collaborare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E' peraltro noto che meno della met&#224; degli immigrati trattenuti nei CIE italiani viene effettivamente accompagnata in frontiera e dunque l'inasprimento della durata della detenzione amministrativa produrrebbe solo l'effetto di esacerbare le condizioni di trattenimento senza incrementare di una sola unit&#224; la effettiva &#8220;capacit&#224; espulsiva&#8221; delle autorit&#224; amministrative italiane. E tra qualche anno si potrebbe scoprire dalle statistiche come l'aumento dei tempi di detenzione amministrativa abbia prodotto una diminuzione degli immigrati irregolari effettivamente rimpatriati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La spesa per la detenzione amministrativa appare fuori controllo, come la spesa per i respingimenti e gli allontanamenti forzati. Soltanto per la realizzazione dei &#8220;nuovi&#8221; CIE per 1500 posti, ammesso che le Regioni non si oppongano, l'art. 5 bocciato dal Parlamento, ma poi riproposto nella legge 94 del 2009 con un maxiemendamento sul quale si &#232; imposto il voto di fiducia, comporter&#224; una spesa di 117 milioni di euro, mentre 22 milioni di euro sarebbero necessari per la ristrutturazione degli edifici esistenti.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ed a queste somme si dovrebbero aggiungere altre decine di milioni di euro per realizzare i mille nuovi posti previsti dalla legge 186 del 28 novembre 2008, questi gi&#224; utilizzabili, con i &#8220;brillanti&#8221; risultati che si sono con i lavori di adattamento fermati a met&#224; dalla magistraura nella ex base Loran dell'isola di Lampedusa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Insomma saranno necessari oltre duecento milioni di euro per moltiplicare i CIE in tutta Italia&lt;/strong&gt; e per finanziare un prolungamento dei tempi della detenzione amministrativa che non far&#224; aumentare significativamente, come si pu&#242; verificare dopo il fallimento degli accordi bilaterale con la Tunisia e con il Marocco, il numero degli immigrati effettivamente accompagnati in frontiera. Malgrado i numero viaggi di Maroni a Tunisi il governo tunisino non accetta il rimpatrio di pi&#249; di qualche decina di immigrati di quel paese per ciascuna settimana, e la stessa situazione si presenta con numerosi altri paesi, con qualche eccezione come l'Egitto e la Nigeria..&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;4. Il prossimo 29 dicembre saranno dieci anni dal rogo del centro di detenzione Serraino Vulpitta di Trapani, una strage per la quale il processo penale non &#232; riuscito ad individuare colpevoli, ma per la quale lo stato italiano dovr&#224; risarcire alcuni dei sopravvissuti, con una sentenza della magistratura civile che accerta finalmente le responsabilit&#224; dello stato che doveva impedire che quella strage si producesse. In quell'occasione, un tentativo di fuga culminato con una violenta repressione, fu seguito da un rogo appiccato in una cella di pochi metri quadri nella quale erano stati rinchiusi ben tredici migranti. Tre di loro morirono subito carbonizzati all'interno della cella, altri tre dopo settimane di agonia nell'Ospedale Civico di Palermo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi non &#232; tempo di limitarsi ad una commemorazione rituale e dopo quella strage sono tanti gli immigrati che sono morti ( e continuano a morire) nei centri di detenzione, con casi di suicidio che non hanno suscitato n&#233; piet&#224; n&#233; indagini approfondite per l'accertamento di eventuali responsabilit&#224;. Anche in vista del decennale della strage del Vulpitta, dopo la importante manifestazione antirazzista del 17 ottobre a Roma, occorre rilanciare la mobilitazione per la chiusura dei centri di detenzione e per una regolarizzazione permanente degli immigrati oggi irregolari, molti dei quali in Italia da molti anni, ed esposti al nuovo reato di immigrazione clandestina. Un reato sul quale si dovr&#224; pronunciare al pi&#249; presto la Corte Costituzionale che dovrebbe tornare ad occuparsi ancora dei centri di detenzione, alla luce del prolungamento dei tempi della detenzione amministrativa. Auspichiamo che la Corte si pronunci finalmente nel merito delle questioni senza rinvii ed atteggiamenti pilateschi che potrebbero contribuire a strappare norme fondamentali della nostra Costituzione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Occorre soprattutto un impegno di mobilitazione straordinario in un momento nel quale l'opinione pubblica esprime una pericolosa assuefazione alla xenofobia e l'informazione trascura le questioni dell'immigrazione, si tratti di rivolte nei centri di detenzione o di respingimenti sommari, alle frontiere marittime dell'Adriatico ( Venezia, Ancona, Bari, Brindisi), o nelle acque del Canale di Sicilia, verso il lager Libia. Nessuno potr&#224; ritenere di sostenere da solo questo impegno. Le associazioni dei migranti e le organizzazioni antirazziste italiane devono ritrovare un percorso comune, con il sostegno di gruppi di difesa legale e degli sportelli che denuncino le violazioni di legge e gli abusi ormai ricorrenti. Se qualcuno vorr&#224; riprendere a fare politica, senza limitarsi a gestire squallide beghe di potere, questo sar&#224; un terreno importante di impegno e di organizzazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fulvio Vassallo Paleologo&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Universit&#224; di Palermo&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Processo ai pescatori tunisini. Una sentenza contraddittoria</title>
		<link>http://migreurop.org/article1496.html</link>
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		<dc:date>2009-11-19T10:40:42Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Fulvio Vassallo Paleologo</dc:creator>



		<description>&lt;p&gt;Il Tribunale di Agrigento assolve per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina ma condanna il soccorso in mare come resistenza a pubblico ufficiale&lt;/p&gt;

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&lt;a href="http://migreurop.org/rubrique466.html" rel="directory"&gt;Archives&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il Tribunale di Agrigento assolve per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina ma condanna il soccorso in mare come resistenza a pubblico ufficiale&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;l'articolo &#233; stato ripreso dal sito MeltingPot &lt;a href=&#034;http://www.meltingpot.org/articolo15002.html&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;http://www.meltingpot.org/articolo15002.html&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;di Fulvio Vassallo Paleologo, Universit&#224; di Palermo&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;1. La sentenza pronunciata della magistratura in merito alla vicenda dei pescatori tunisini &#232; quantomeno contraddittoria e appare in contrasto con il principio della solidariet&#224; nel soccorso in mare. Occorre naturalmente attendere la pubblicazione delle motivazioni per esprimere giudizi tecnici basati sulle argomentazioni addotte dai giudici. E poi verranno i ricorsi in appello e, se occorrer&#224;, davanti alla Corte Europea dei diritti dell'Uomo. Sui fatti accertati nel corso del dibattimento, per&#242;, occorre fare chiarezza da subito, a partire da quanto emerso dalle deposizioni dei militari coinvolti nell'operazione prima di assistenza, e poi di blocco dei pescherecci tunisini che nell'agosto del 2007 avevano effettuato il salvataggio in mare di 44 naufraghi. L'effetto annuncio di questa sentenza, che al momento si conosce solo per il suo dispositivo, potrebbe essere devastante se si dovessero verificare in futuro situazioni analoghe ed un approfondimento dei fatti gi&#224; accertati durante il dibattimento potr&#224; risultare utile, in attesa di conoscere le motivazioni adottate dai giudici di Agrigento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se per i tecnici del diritto la condanna per resistenza a pubblico ufficiale inflitta ai comandanti dei due pescherecci, &#232; certo cosa diversa ( e assai pi&#249; lieve) da una condanna di favoreggiamento all'ingresso di migranti irregolari, cd.&#8221;clandestini&#8221;, per la opinione pubblica , per il senso comune della cd. &#8220;gente&#8221;, per i pescatori che ogni giorno incontrano in mare barconi carichi di migranti in fuga dalla Libia, rimane, e anzi si rafforza, la percezione che, in ogni caso, chi opera una azione di salvataggio rischia il sequestro degli strumenti di lavoro, una lunga detenzione, processi e condanne che possono rovinare per sempre il destino di intere famiglie. Come &#232; gi&#224; accaduto, con danni probabilmente irreversibili nel caso dei sette pescatori tunisini processati per due anni ad Agrigento dopo avere compiuto quello che tutti ( anche i magistrati) hanno riconosciuto come un intervento di salvataggio..&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di fronte ad una sentenza di primo grado, e dunque non defnitiva, come quella emessa ieri 17 novembre dal Tribunale di Agrigento, che assolve cinque marinai, ma condanna i due comandanti delle imbarcazioni da pesca tunisine, non basta esprimere solidariet&#224; nei confronti degli autori del salvataggio e garantire loro ancora sostegno per il futuro, dentro e fuori le aule giudiziarie.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le assoluzioni dei cinque marinai non chiudono affatto questa vicenda. Chi risarcir&#224; quei pescatori che dopo tre anni sono stati assolti? Quando saranno risarciti i danni morali e patrimoniali derivanti dal sequestro delle imbarcazioni, bloccate per anni a Lampedusa e in condizioni ormai tali da renderle inutilizzabili per la pesca? Chi restituir&#224; ai comandanti l'onore macchiato da una sentenza che assolve per l'accusa pi&#249; grave di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina ma li condanna ad una grave pena detentiva per il reato di resistenza a pubblico ufficiale ? Quali conseguenze potrebbe avere una loro condanna definitiva in Tunisia? Come si comporter&#224; la Tunisia nei confronti del governo &#8220;amico&#8221; italiano, dopo una condanna che lascia aperti tutti i dubbi nella ricostruzione dei fatti, dubbi gi&#224; emersi nel corso del dibattimento?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;2. I sette pescatori venivano arrestati appena sbarcati a Lampedusa nella serata del giorno 8 agosto 2007 da personale di P.G. della Guardia di Finanza- Sezione navale di Palermo, Team antimmigrazione e della Guardia Costiera di Lampedusa. Si contestavano loro i reati di cui agli articoli 110 c.p., 12 commi 3 e 3 bis del D.lvo 286/98 , &#8220;per avere in concorso tra di loro ed al fine di trarne profitto, compiuto atti diretti a procurare l'ingresso nel territorio dello Stato, in violazioni delle disposizioni del T.U. sull'immigrazione, di 44 cittadini extracomunitari, trasportati a bordo dei motopesca &#8220;Mohamed El hedi&#8221; e &#8220;Morthada&#8221; dalla Tunisia alle coste italiane&#8221;. Successivamente il capo di imputazione contestato dalla procura di Agrigento veniva derubricato come agevolazione all'ingresso semplice di clandestini, ai sensi del primo comma dell'art. 12 del testo unico 286 del 1998, ed infine, con una contestazione suppletiva, abbandonata la tesi dell'agevolazione dell'ingresso di immigrati privi di documenti validi, si contestava una semplice resistenza a pubblico ufficiale per avere proseguito la rotta verso Lampedusa malgrado i tentativi di blocco navale messi in atto dalle unit&#224; militari italiane.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La sentenza pronunciata dal Tribunale di Agrigento, malgrado smentisca la tesi, inizialmente adottata dalla Procura, tendente a dimostrare la responsabilit&#224; di tutti e sette pescatori tunisini per il reato di agevolazione dell'ingresso di clandestini, perviene ad una condanna per resistenza a pubblico ufficiale che si basa su considerazioni che gi&#224; nel dispositivo appaiono gravemente contraddittorie, anche alla luce di quanto emerso nella istruttoria dibattimentale. Non si comprende come possa essere caduta l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e poi si sia giunti alla condanna per &#8220;resistenza&#8221; di chi stava conducendo a terra i naufraghi che aveva salvato da morte certa. Resistenza a quali ordini ? Forse l'ordine di attendere al confine delle acque territoriali una decisione politica da parte del ministero dell'interno, o la disposizione immediata di fare rotta verso la Tunisia? E in quali atti si sarebbe concretizzata questa asserita &#8220;resistenza&#8221;, forse nella rotta seguita dalle imbarcazioni tunisine stracariche di migranti mentre i mezzi delle forze armate militari incrociavano pericolosamente la loro rotta per bloccarle? Perch&#233; su questo punto cruciale si &#232; ritenuto sufficiente ascoltare solo due dei numerosi testimoni della difesa, persone che adesso probabilmente si troveranno in un altra parte del mondo, e dunque non potranno pi&#249; deporre in questo giudizio? 3. La tesi accusatoria che &#232; ieri &#232; stata accolta dal Tribunale di Agrigento va letta anche alla luce di quanto riferito dalla stampa nei giorni successivi al salvataggio ed all'arresto dei pescatori tunisini. In un articolo de &#034;Il Giornale&#034; dell'8 settembre 2007 i pescatori tunisini, che nelle acque del Canale di Sicilia avevano salvato 44 migranti, tra i quali donne in stato di gravidanza, minori e richiedenti asilo, venivano definiti come &#034;mercanti di uomini&#034;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nell'articolo del &#8220;Giornale&#8221;si criticava poi la Procura di Agrigento, che si sarebbe mostrata &#034;cauta&#034;, &#034;tanto da scontrarsi in aula&#034; con il Presidente del Tribunale che sollecitava con energia la contestazione agli imputati dell'articolo 1100 del codice della navigazione, ovvero la resistenza in mare, esattamente la stessa norma che &#232; servita adesso per giungere alla condanna dei comandanti dei due pescherecci.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un successivo articolo dello Spiegel, il pi&#249; importante periodico tedesco, in una dichiarazione dello stesso autore dello &#034;scoop&#034; sul Giornale, riproponeva la stessa versione dei fatti, tendente ad accreditare nell'opinione pubblica tedesca la versione fornita dalle forze di polizia, secondo le quali i pescherecci tunisini avrebbero tentato di forzare il &#8220;blocco&#8221; imposto dalle unit&#224; italiane che, ormai in prossimit&#224; di Lampedusa, dopo avere assistito i pescherecci nel salvataggi e nella loro rotta di avvicinamento, dichiaravano cessato lo stato di allarme e avevano intimato &#034;il dietrofront immediato&#034;, il rientro verso un porto tunisino, malgrado le pessime condizioni del mare e il grave stato di salute di alcuni dei naufraghi, poi documentato dai ricoveri urgenti in ospedale a Palermo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In realt&#224; i fatti erano andati ben diversamente da come riferito dal Giornale, e poi dallo Spiegel ,come era emerso, gi&#224; nel 2007, dalle considerazioni contenute nelle motivazioni dei provvedimenti dei Tribunali di Palermo ( in sede di riesame) e di Agrigento, che rimettevano in libert&#224; i pescatori dopo settimane di ingiusta carcerazione, ancora pi&#249; ingiusta oggi alla luce della caduta dell'ipotesi accusatoria dell'agevolazione di ingresso di clandestini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;4. La sentenza emessa ieri dal Tribunale di Agrigento accoglie la terza ipotesi accusatoria formulata nel tempo dalla procura di Agrigento. Occorre infatti ricordare che il Pubblico Ministero, di fronte allo sgretolamento del castello accusatorio impiantato nelle prime fasi del processo,che si basava sulla contestazione del reato di agevolazione dell'immigrazione clandestina, aveva richiesto successivamente una &#8220;contestazione suppletiva&#8221; a carico degli imputati, richiamando, in particolare l'art. 1100, comma 2, cod. nav., e l'art. 337 c.p. (resistenza a pubblico ufficiale). Eppure il Tribunale di Agrigento - con una decisione a maggioranza- aveva rigettato in un primo momento questa ulteriore richiestadell'accusa, accogliendo le tesi difensive. E infatti si pu&#242; procedere alla &#8220;contestazione suppletiva&#8221; solo quando la sussistenza dei reati concorrenti emerga nel corso dell'istruzione dibattimentale e non quando essi siano gi&#224; noti (come nel caso in esame), ma non se sia fatto menzione alcuna nel capo di imputazione. Altrimenti una contestazione suppletiva di fatti gi&#224; noti all'accusa potrebbe violare i diritti di difesa, sotto il profilo che si tratta di una modifica del capo di imputazione che potrebbe ledere le garanzie degli imputati compromettendo l'attivit&#224; difensiva gi&#224; spiegata nelle prime fasi del procedimento. Ed &#232; proprio sulla base di questa &#8220;contestazione suppletiva&#8221; che ieri il tribunale di Agrigento, pur escludendo la commissione del rato di immigrazione clandestina, ed assolvendo i marinai, ha condannato i comandanti delle due imbarcazioni tunisine per resistenza agli ordini impartiti dalle autorit&#224; militari durante l'intervento di salvataggio che pure allo stesso Tribunale &#232; apparso legittimo e doveroso. Una lesione evidente dei diritti di difesa della quale si discuter&#224; certamente in sede di appello ed una contraddizione che non sar&#224; facile risolvere quando si dovranno stendere le motivazioni della sentenza di primo grado.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;5. Mentre l'opinione pubblica &#232; stata informata del fatto che i pescatori tunisini &#034;erano mercanti di uomini&#034;, nessuno adesso riporter&#224; a quegli stessi lettori l'andamento del dibattimento processuale che giorno dopo giorno ha smentito quella affrettata affermazione di colpevolezza che oggi riprende vigore con la sentenza di condanna del tribunale di Agrigento malgrado la natura pi&#249; lieve del reato ( la resistenza a pubblico ufficiale ) che &#232; stato contestato e per il quale i due comandanti sono stati condannati.. Condannati in primo grado ad una pena di due anni e sei mesi, oltre al pagamento delle spese processuali, una pena che mantiene questi uomini e le loro famiglie in uno stato di precariet&#224; e di angoscia che potrebbe durare ancora per anni, dopo che il governo tunisino ha revocato loro le licenze di pesca, e dopo che i pescherecci sono stati ridotti in uno stato da essere ormai inutilizzabili.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una considerazione desta veramente allarme, anche nella prospettiva dei futuri sviluppi delle prassi di respingimento collettivo in mare, una pratica vietata dalla Carta dei diritti fondamentali dell'unione Europea e da altre Convenzioni internazionali, sulla quale per&#242; si basa da tempo la politica italiana dei controlli di frontiera nelle acque internazionali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella vicenda dei pescatori tunisini, dopo l'iniziale autorizzazione a procedere nella direzione di Lampedusa, della quale sembra sia sparita ogni traccia nelle relazioni di servizio dell'unit&#224; della Guardia di finanza intervenuta durante le prime operazioni di salvataggio, emerge con chiarezza il tentativo tardivo di blocco e di respingimento collettivo in alto mare, perpetrato da mezzi della Guardia Costiera italiana quando i due pescherecci tunisini erano gi&#224; in vista di Lampedusa, una prassi introdotta a partire dal mese di luglio del 2007, in contemporanea con l'avvio delle operazioni Frontex nel Canale di Sicilia, e forse anche con l'avvicendamento dei vertici del Corpo delle Capitanerie di porto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dai verbali del Team immigrazione della Guardia di Finanza e della Guardia costiera, settima squadriglia con base a Lampedusa, riportati nell'ordinanza del Tribunale di Agrigento del 10 ottobre 2007, risulta che i comandanti dei pescherecci tunisini si sarebbero sottratti al divieto di ingresso nelle acque territoriali &#034;compiendo molteplici, repentini e bruschi cambi di rotta, virate ed accostate ed impedendo alla motovedetta di affiancarsi&#034; giungendo addirittura a minacciare &#034;di gettare in mare gli immigrati&#034;. Anche se adesso questa ultima contestazione, gi&#224; smentita nel corso degli interrogatori, &#232; rimasta definitivamente fuori dal processo, occorre fare chiarezza su quanto realmente avvenuto in occasione dell'azione di salvataggio portata a compimento dai due pescherecci tunisini nel 2007, anche per prevenire in futuro comportamenti che possono cagionare un numero imprecisato di vittime.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel corso del dibattimento &#232; apparso evidente il tentativo di affiancamento, in realt&#224; tentativi reiterati di blocco navale, dei due pescherecci da parte dei mezzi militari italiani al fine di respingere fuori dalle acque territoriali una imbarcazione carica di migranti. Una pratica che si pone in contrasto con tutte le Convenzioni internazionali che stabiliscono il riconoscimento del diritto di asilo anche in acque internazionali, come diritto di accedere al territorio nazionale per presentare una domanda di asilo, e il dovere assoluto di salvaguardia della vita umana in mare. Lo stesso comportamento delle unit&#224; militari italiane, seppure rimasto a livello di tentativo di blocco navale, risulta in contrasto con l'art. 19 del testo Unico sull'immigrazione, con l'art. 3 della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell'uomo e con il Protocollo aggiuntivo alla stessa Convenzione, ribadito dalla Carta di Nizza del 2000, che vietano i respingimenti collettivi, con particolare riferimento ai minori ed alle donne in stato di gravidanza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;6. Nel corso del dibattimento sono emerse le modalit&#224; di intervento dei mezzi della capitaneria di porto, quando un rappresentante della guardia costiera ha riferito ripetuti tentativi di incrociare la rotta dei pescherecci al fine di dissuadere l'avvicinamento a Lampedusa. Esattamente quei tentativi che anni prima avevano portato al disastro causato dalla nave militare Sibilla che dopo simili tentativi di incrocio caus&#242; l'affondamento di una imbarcazione carica di migranti, con decine di morti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Qualcuno all'interno della marina militare ricorda bene questa vicenda, al punto da farne oggetto di una battuta, secondo l'articolo apparso su Il Giornale nel 2007, nel quale si afferma tra l'altro che si sarebbe trattato di &#8220;una sorta di match race con affiancamenti e cambi di rotta improvvisi respinti da tentativi di speronamento e andature sottobordo a zig - zag&#8221;. La cronaca del Giornale &#232; molto precisa e sicuramente ispirata da qualcuno che aveva partecipato all'operazione di blocco e di respingimento in mare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo lo stesso Giornale &#8220; quando l'incontro-scontro in mare diventa inevitabile, da terra arriva l'ok del magistrato di turno a permettere l'attracco dei pescherecci nel porto di Lampedusa&#8221;, che peccato, sembrerebbe, non avere potuto assistere al momento finale di questa &#8220;Coppa america per clandestini&#8221; come la definisce il Giornale. Che peccato si potrebbe aggiungere oggi che quel magistrato di turno, forse troppo tempestivamente, abbia posto fine cos&#236; presto ad una attivit&#224; di dissuasione che avrebbe potuto comportare la perdita di un numero incalcolabile di vite umane. E oggi i comandanti dei due pescherecci tunisini sono condannati proprio perch&#233; avrebbero fatto resistenza alle iniziative di contrasto dei mezzi della marina militari italiana che volevano impedire ad ogni costo l'attracco a Lampedusa, con l'obiettivo di rimandare verso la Tunisia i pescherecci con il loro carico di naufraghi. Un viaggio a ritroso che i pescherecci non avrebbero potuto compiere con quel carico di persone, senza rifornimenti e senza carburante in quantit&#224; tali da garantire il rientro sicuro in un porto tunisino. Un viaggio, assai probabilmente, verso un ulteriore naufragio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;7. Brani significativi delle deposizioni degli ufficiali della Marina durante il dibattimento, e la cronaca del &#8220;Giornale&#8221; assai attendibile anche per la fonte dalla quale evidentemente proviene, richiamavano come possa applicarsi in concreto, nelle acque del canale di Sicilia, il decreto ministeriale 14 luglio 2003 che stabilisce le regole di ingaggio delle unit&#224; della marina, della finanza e delle capitanerie di porto nelle attivit&#224; di contrasto dell'immigrazione clandestina a mare, consentendo il blocco delle imbarcazione cariche di &#8220;clandestini&#8221; in modo da costringerle a ritornare indietro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un utile contributo quello del &#8220;Giornale&#8221; per comprendere quanto poco sia stato considerato, dalle unit&#224; che sono intervenute nel corso di questa operazione, e da chi ha impartito gli ordini superiori, il richiamo all'assoluta preminenza dei doveri di salvaguardia della vita umana a mare, doveri affermati, oltre che nello stesso decreto ministeriale del 14 luglio 2003, nella legge italiana e nelle convenzioni internazionali. Un elemento, che oggi alla luce della sentenza di condanna del tribunale di Agrigento, preoccupa e amareggia, dopo che per anni le unit&#224; della Marina militare italiana hanno salvato migliaia di naufraghi nel Canale di Sicilia, intervenendo anche in acque di competenza delle autorit&#224; maltesi e libiche. Un attivit&#224; di salvataggio che &#232; stata aspramente criticata dagli attuali vertici politici e che &#232; forse costata il posto e la carriera a quegli uomini che alle direttive politiche hanno anteposto la salvaguardia della vita umana a mare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;8. Nel prossimo giudizio di appello a Palermo si dovr&#224; accertare se la &#8220;resistenza&#8221; che si contesta ai comandanti delle imbarcazioni tunisine abbia avuto i connotati che la fanno ritenere un reato, o se si sia piuttosto trattato della prosecuzione di una azione di salvataggio. Si dovranno verificare le modalit&#224; di ingaggio da parte delle unit&#224; della Marina Militare e della Guardia di Finanza nei confronti dei due pescherecci carichi di naufraghi in pericolo di vita ed indagare ancora se tali attivit&#224; siano rimaste nel rispetto delle norme del diritto internazionale del mare e del diritto interno che pongono come valore primario la salvaguardia della vita umana a mare.&lt;br class='autobr' /&gt;
Occorrer&#224; valutare anche se la pratica di seguire o affiancare a breve distanza le imbarcazione cariche di cd. &#8220;clandestini&#8221; dopo interventi di salvataggio, o di incrociarne la rotta a scopo dissuasivo integri ipotesi di reato. Non da parte di chi ha salvato vite umane a mare, ma da parte di chi impedisce con questi mezzi un tempestivo e legittimo ingresso nelle acque territoriali per finalit&#224; di soccorso, magari escludendo una emergenza sanitaria che invece, non appena dopo lo sbarco, i medici riscontrano con un ricovero d'urgenza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Particolarmente interessante a tale riguardo la testimonianza resa durante il processo di primo grado dall'allora comandante della Guardia Costiera di Lampedusa.&lt;br class='autobr' /&gt;
Secondo quanto dichiarato da questo alto ufficiale &#8220;dopo che la nave militare Vega avverte il comando dell'assenza di emergenza sanitaria a bordo dei motopescherecci e si allontana dalla zona per intervenire in altri soccorsi, il teste trasmette l'ordine di non ingresso nelle acque territoriali, da impartire ai motopescherecci tunisini, alle due motovedette della Guardia Costiera presenti sul luogo. Le due motovedette, riferisce il teste, comunicano che i motopescherecci tunisini non osservano l'ordine di allontanarsi, impartito con ausilio di megafono in italiano, inglese, francese e si dirigono verso Lampedusa. I comandanti delle motovedette riferiscono via radio cambi repentini di rotta dei pescherecci tunisini con pericolo per le motovedette accanto. Le modalit&#224; di allontanamento, poste in essere dalla Guardia Costiera, riferite sono: tentativi di affiancamento dei due motopescherecci per scoraggiarne la corsa (le imbarcazioni tunisine, di contro, pongono in essere un movimento a zig zag sul mare), comunicazione via radio (i motopescherecci tunisini non rispondono pi&#249;, cercano collegamento radio con altri interlocutori), uso del megafono. A questo punto il teste paventa la possibilit&#224; che se l'atteggiamento dei due motopescherecci non fosse stato cos&#236; ostile, la vicenda si sarebbe potuta chiudere in altro modo&#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;9. Risulta dunque pacifico che le unit&#224; militari italiane hanno posto in essere &#8220;attivit&#224; di affiancamento&#8221; dei pescherecci tunisini per impedire loro la prosecuzione della rotta verso Lampedusa, sulla base di una asserita mancata emergenza medica, e dopo che si era ritenuto concluso l'evento SAR ( l'azione di ricerca e soccorso dei naufraghi in mare).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I resoconti di quanti intervennero nelle successive attivit&#224; di salvataggio sono apparsi nel corso del procedimento lacunosi e contraddittori. Successivamente al soccorso prestato dai pescatori tunisini, questi con i naufraghi a bordo, incontrarono infatti un'altra imbarcazione di colore grigio, una nave militare italiana, e poco dopo arriv&#242; pure un elicottero. Successivamente dalla nave militare venne calata una scialuppa ma il medico che vi si trovava a bordo non sal&#236; ( come affermato in un primo momento) sul peschereccio dove si trovava il comandante Naciri insieme ad altre 29 persone ed a una donna in stato avanzato di gravidanza, che intanto continuava a restare coricata perch&#233; non riusciva ad alzarsi. Sembra dunque accertato che l'intervento delle unit&#224; navali italiane di soccorso marittimo sarebbe stato esclusivamente finalizzato ad accertare quali fossero le condizioni di salute di una singola persona e che, dunque, verificato che tali condizioni di salute non erano cattive (e neanche quelle degli altri migranti), l'attivit&#224; di soccorso marittimo da parte delle unit&#224; italiane poteva dirsi esaurita.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La ricostruzione dei fatti emersa nel corso del dibattimento, appare in netto contrasto sia con il contenuto delle convenzioni di diritto internazionale del mare (che obbligano l'Italia a garantire il soccorso e l'assistenza a persone che, salvate in mare da navi private, devono considerarsi naufraghi a tutti gli effetti), che con lo specifico ordine che risulta essere stato impartito da M.R.C.C. Roma alle ore 16.29 dell'8.8.2007 (con il quale disponeva nei confronti degli anelli inferiori della catena di comando di provvedere all'assistenza e soccorso di tutti i migranti che si trovavano sul natante alla deriva).Gli emendamenti alle Convenzioni SOLAS e SAR (in particolare, l'emendamento dell'articolo 33 della convenzione SOLAS e l'emendamento del capitolo 3.1.9. della Convenzione SAR) mirano a garantire che le persone in pericolo in mare vengano assistite e, allo stesso tempo, vengano ridotti al minimo gli inconvenienti per la nave che presta assistenza (nella specie, i pescherecci tunisini). Tutte queste disposizioni impongono agli Stati contraenti di coordinarsi e cooperare per far s&#236; che i comandanti delle navi che prestano assistenza imbarcando persone in difficolt&#224; in mare siano sollevati dai propri obblighi con una minima ulteriore deviazione rispetto alla rotta prevista dalla nave. Inoltre, le linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare(1) contenute nella risoluzione MSC.167 (78) adottata nel maggio 2004 dal Comitato Marittimo per la Sicurezza insieme agli emendamenti SAR e Solas, stabiliscono:&lt;br class='autobr' /&gt;
1) che il governo responsabile per la regione SAR in cui sono stati recuperati i sopravissuti &#232; responsabile di fornire un luogo sicuro o di assicurare che tale luogo venga fornito (paragrafo 2.5);&lt;br class='autobr' /&gt;
2) che un luogo sicuro &#232; una localit&#224; dove le operazioni di soccorso si considerano concluse, e dove:&lt;/p&gt;
&lt;ul class=&#034;spip&#034; role=&#034;list&#034;&gt;&lt;li&gt; la sicurezza dei sopravvissuti o la loro vita non &#232; pi&#249; minacciata;&lt;/li&gt;&lt;li&gt; le necessit&#224; umane primarie (come cibo, alloggio e cure mediche) possono essere soddisfatte;&lt;/li&gt;&lt;li&gt; pu&#242; essere organizzato il trasporto dei sopravvissuti nella destinazione vicina o finale (paragrafo 6.12);&lt;br class='autobr' /&gt;
3) che, sebbene una nave (privata) che presta assistenza possa costituire temporaneamente un luogo sicuro, essa dovrebbe essere sollevata da tale responsabilit&#224; non appena possano essere intraprese soluzione alternative (paragrafo 6.13);&lt;br class='autobr' /&gt;
4) che lo sbarco di richiedenti asilo e rifugiati recuperati in mare, in territori nei quali la loro vita e la loro libert&#224; sarebbero minacciate, dovrebbe essere evitato (paragrafo 6.17);&lt;br class='autobr' /&gt;
Nel caso dei sette pescatori imputati, in ossequio alle disposizioni citate ed all'ordine specificatamente impartito da M.R.C.C. Roma, l'U.C.G e le singole unit&#224; navali di soccorso marittimo avrebbero dovuto occuparsi del soccorso e del salvataggio non solo della persona in cattive condizioni di salute ma di tutti i migranti temporaneamente trasferiti sulle due navi private battenti bandiera tunisina, effettuando il trasbordo sui mezzi delle navi militari italiane ed, in ogni caso, assicurando loro assistenza e soccorso.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;10. In conclusione, i pescatori tunisini avevano informato immediatamente le autorit&#224; italiane della condizione di naufraghi in capo ai 44 cittadini extracomunitari che erano appena stati tratti in salvo: sicch&#233;, al di l&#224; delle loro condizioni di salute, le autorit&#224; militari italiane avevano l'obbligo di prendersi cura dei naufraghi, effettuando il loro trasbordo sui mezzi della marina italiana ed esonerando da tale compito gli stessi pescatori tunisini.&lt;br class='autobr' /&gt;
E ci&#242; ai sensi della Convenzione internazionale sulla ricerca e il soccorso in mare del 1979 (Convenzione SAR) che obbliga (non ci stancheremo di dirlo!) gli Stati parte a &#8220;...garantire che sia prestata assistenza ad ogni persona in pericolo in mare ... senza distinzioni relative alla nazionalit&#224; o allo status di tale persona o alle circostanze nelle quali viene trovata&#8221; (capitolo 2.1.10) ed a &#8220;... fornirle le prime cure mediche o di altro genere ed a trasferirla in un luogo sicuro&#8221; (capitolo 1.3.2.); ed ai sensi inoltre degli emendamenti alle Convenzioni SOLAS e SAR.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questi obblighi di salvataggio, del resto, sono stati riconosciuti da testi appartenenti alla marina militare, che hanno testualmente dichiarato che &#8220;nelle acque internazionali se noi trovassimo un naufrago, ovvero una persona in acqua, noi abbiamo l'obbligo di prenderla che stia bene o che sia male&#8221; E allora perch&#233; a un certo punto si &#232; ritenuta cessata l'emergenza sanitaria, senza che il medico militare avesse accertato direttamente le condizioni dei naufraghi ? Perch&#233; si sono messe in atto operazioni di blocco e di respingimento verso il mare aperto pure quando queste potevano sortire l'effetto di fare capovolgere le imbarcazioni con il probabile annegamento di parte consistente dei naufraghi?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sono questi gli interrogativi che i giudici di appello di Palermo dovranno sciogliere, al di l&#224; della verifica delle motivazioni giuridiche della sentenza di condanna, una sentenza che intanto rischia di produrre un ulteriore effetto dissuasivo rispetto agli interventi di salvataggio da parte dei pescherecci che operano in acque internazionali, in un momento nel quale, dopo gli accordi con la Libia e dopo le nuove regole di ingaggio imposte alle unit&#224; militari, questi stessi mezzi risultano dislocati in prossimit&#224; delle coste della Sicilia meridionale e di Lampedusa, senza pattugliare la fascia di mare prossima alle acque libiche. Esattamente quella striscia di mare nella quale quest' anno si sono verificati i respingimenti collettivi verso la Libia, adesso all'esame della commissione Europea e della Corte Europea dei diritti dell'uomo, e nella quale hanno perso la vita decine di migranti, abbandonati da tutti per giorni senza che nessuna delle autorit&#224; militari e politiche dei paesi rivieraschi decidessero di intervenire.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Note: (1) Cfr. Soccorso in mare, Guida ai principi da applicarsi a migranti e rifugiati, UNHCR (scaricabile dal sito &lt;a href=&#034;https://www.unhcr.it&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;www.unhcr.it&lt;/a&gt;); Tullio Scovazzi, Tutela della vita in mare con particolare riferimento agli immigrati clandestini, in Riv. Dir. Int. 2005, fasc. 1, pag. 106 e seg.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;[ mercoled&#236; 18 novembre 2009 ]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>SANZIONI INTERNAZIONALI PER GLI ABUSI CONTRO I MIGRANTI.</title>
		<link>http://migreurop.org/article1462.html</link>
		<guid isPermaLink="true">http://migreurop.org/article1462.html</guid>
		<dc:date>2009-07-27T11:57:02Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Fulvio Vassallo Paleologo</dc:creator>



		<description>&lt;p&gt;L' esternalizzazione dei controlli di frontiera, la chiusura di tutte le vie di accesso per i potenziali richiedenti asilo e le feroci retate di polizia nei paesi di transito, come la Libia e la Grecia,, sempre pi&#249; una vera e propria caccia all'uomo su commissione dei governi europei, stanno aggravando gli effetti devastanti delle politiche proibizioniste adottate da tutti i paesi europei nei confronti dei migranti in fuga dalle guerre, dai conflitti interni e dalla devastazione economica ed ambientale dei loro paesi.&lt;/p&gt;

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&lt;a href="http://migreurop.org/rubrique466.html" rel="directory"&gt;Archives&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;L' esternalizzazione dei controlli di frontiera, la chiusura di tutte le vie di accesso per i potenziali richiedenti asilo e le feroci retate di polizia nei paesi di transito, come la Libia e la Grecia,, sempre pi&#249; una vera e propria caccia all'uomo su commissione dei governi europei, stanno aggravando gli effetti devastanti delle politiche proibizioniste adottate da tutti i paesi europei nei confronti dei migranti in fuga dalle guerre, dai conflitti interni e dalla devastazione economica ed ambientale dei loro paesi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il 22 luglio &#232; stato sottoscritto un ulteriore accordo bilaterale tra Italia e Algeria, con la partecipazione del capo della polizia Manganelli, secondo il quale si intende &#8220;raggiungere l'obiettivo di rafforzare l'azione di contrasto all'emigrazione clandestina nella tratta di essere umani attraverso il potenziamento della collaborazione bilaterale&#8221;. E sono gi&#224; diverse centinaia i migranti respinti sommariamente in Algeria dopo essere stati salvati dalle autorit&#224; italiane.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se in Sicilia ed a Lampedusa gli &#8220;sbarchi&#8221; sono drasticamente diminuiti, a partire dal 15 maggio, data di inizio dei pattugliamenti congiunti italo libici, sono oltre mille e cento i migranti, compresi donne e minori, respinti verso la Libia dopo essere stati salvati dalle unit&#224; militari italiane anche a poche miglia da Lampedusa( vedi &lt;a href=&#034;https://www.fortresseurope.blogspot.com&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;www.fortresseurope.blogspot.com&lt;/a&gt;). Qui tutte le responsabilit&#224; competono alle unita militari italiane ed alla catena di comando che fa capo al ministero dell'interno a Roma.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Proprio sulla base di accordi bilaterali, alle frontiere marittime dell'area Schengen, nei porti dell'Adriatico, in Sicilia, persino in acque internazionali, proseguono i respingimenti collettivi, vietati dal Protocollo n.4 allegato alla Convenzione Europea dei diritti dell'uomo, verso paesi che praticano ai danni dei migranti &#8220;trattamenti inumani e degradanti&#8221; vietati dalla stessa Convenzione. La Libia non ha sottoscritto la Convenzione di Ginevra sui rifugiati, e con i fondi generosamente elargiti dall'Italia e dall'Unione Europea deporta sistematicamente migliaia di migranti verso paesi governati da dittature che, dopo i rimpatri, praticano torture ed arresti arbitrari. Gheddafi sostiene apertamente la dittatura eritrea e Bashir, despota sudanese, responsabile del genocidio in Darfur, condannato dal Tribunale penale internazionale, ma grande amico del colonnello libico, che non perde occasione per dargli copertura e per attaccare lo stesso Tribunale penale internazionale. Ma su tutto questo gli amici italiani di Gheddafi preferiscono tacere, durante gli incontri ormai periodici, ed anche quando lo scomodo ospite ha fatto rientro in patria. Troppo grandi evidentemente gli interessi commerciali dell'Italia nei rapporti con la Libia, per addossare a quel paese una sia pur lieve censura per le violenze inflitte ai migranti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nessuno ricorda pi&#249; che quando il Parlamento approv&#242; nel febbraio di questo anno, con l'appoggio dell'opposizione, la ratifica del Trattato di amicizia italo- libico, un ordine del giorno, votato all'unanimit&#224; dall'aula, impegnava il governo italiano ad un costante monitoraggio delle situazione dei migranti e delle violazioni dei diritti umani in Libia. Oggi il presidente del Consiglio Fini ammette che nessuna attivit&#224; di monitoraggio nei centri di detenzione libici &#232; stata consentita dal governo di quel paese, secondo il quale in Libia &#8220;non esistono&#8221; potenziali richiedenti asilo&#8221;. E su questo Gheddafi segue le orme di Berlusconi, e di tanti come lui, che negano l'esistenza dei richiedenti asilo, mettono in dubbio che qualcuno abbia proposto una istanza di asilo o ritengono che la richiesta di asilo sia solo un &#8220;pretesto&#8221; per acquisire comunque uno status di soggiorno legale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo le denunce delle associazioni e della comunit&#224; eritrea, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha confermato invece le gravissime violazioni dei diritti fondamentali della persona, in Libia, come in Grecia, a partire dalla continua violazione del divieto di respingimenti collettivi, dei quali sono in parte corresponsabili, oltre alle unit&#224; che agiscono nell'ambito delle operazioni FRONTEX, anche i mezzi della marina militare italiana impegnati nel pattugliamento congiunto delle acque internazionali a sud di Lampedusa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il primo luglio sono stati respinti in Libia dalla Marina militare italiana, con la forza e senza le verifiche necessarie, un vero e proprio &#8220;respingimento collettivo&#8221;, 89 migranti, in maggioranza eritrei, tra cui donne e bambini, intercettati 30 miglia a sud di Lampedusa e raccolti dal pattugliatore Orione, per poi essere trasferiti sulle motovedette libiche.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nei giorni successivi 82 di quegli immigrati, quasi tutti potenziali richiedenti asilo, rinchiusi nei centri di detenzione libici, sono stati sentiti dai funzionari dell'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr), che da Ginevra, ne ha reso note le testimonianze, che confermano quanto denunciato negli ultimi mesi dalle organizzazioni non governative e dai giornalisti indipendenti ( &lt;a href=&#034;https://www.fortreesseurope.blogspot.com&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;www.fortreesseurope.blogspot.com&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo l'Unhcr &#034;non risulta che le autorit&#224; italiane a bordo della nave abbiano cercato di stabilire la nazionalit&#224; delle persone coinvolte n&#233; tanto meno le motivazioni che le hanno spinte a fuggire dai propri paesi&#034;. Eppure si trattava di 76 eritrei, di cui 9 donne e almeno 6 bambini, che se fossero stati portati in Italia avrebbero avuto diritto all'accoglienza prevista dalla direttiva comunitaria n. 9 del 2003 e dalla successiva legge di attuazione, come avrebbero avuto diritto ad ottenere il riconoscimento di una forma di protezione internazionale, come previsto dalle direttive comunitarie in materia di qualifiche e di procedure per i richiedenti asilo, direttive che l'Italia ha attuato da ultimo con il decreto legislativo 25 del 2008.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In base alle valutazioni dell'agenzia Onu sulla situazione in Eritrea e da quanto dichiarato dalle stesse persone, &#232; chiaro che un buon numero di coloro che sono stati consegnati alle autorit&#224; libiche avevano bisogno di protezione internazionale. Inoltre, i militari italiani avrebbero &#034;usato la forza&#034; durante il trasferimento sulle motovedette libiche, tanto che sei migranti hanno avuto bisogno di cure mediche. Un ennesima macchia sulla bandiera della marina militare italiana che lo scorso anno ha salvato migliaia di naufraghi portandoli a Lampedusa e consentendo loro l'accesso ad una procedura per il riconoscimento dello status di rifugiato. Una svolta sancita dalle direttive del ministero dell'interno italiano, che ha imposto anche l'avvicendamento di quei comandanti che non si volevano piegare alle pratiche disumane decise dai vertici del Viminale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli arrivi di migranti irregolari in Sicilia continuano, malgrado tutto. E ancora di un respingimento collettivo, vietato dall'art. 4 del Protocollo n.4 allegato alla Convenzione Europea dei diritti dell'uomo, si &#232; trattato lo scorso 23 luglio a Ragusa quando nove immigrati, ivoriani e indiani, che viaggiavano nascosti a bordo del catamarano Maria Dolores proveniente da Malta, sono stati trovati e identificati dalla guardia costiera, che ha controllato l'imbarcazione al suo arrivo a Pozzallo (Ragusa). I migranti sono stati scoperti dall'equipaggio del catamarano poco prima dell'approdo a Pozzallo. Secondo la stampa &#8220;il comandante ha poi avvertito la guardia costiera&#8221;. Gli stranieri, ultimate le operazioni di identificazione, hanno fatto rientro a Malta. Non conosciamo per certo quanto si sia trattato di un &#8220;rimpatrio&#8221; volontario, ma conosciamo la situazione nella quale sono tenuti, anche per anni, i potenziali richiedenti asilo che raggiungono l'isola di Malta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se la Libia non aderisce alla Convenzione di Ginevra, la Grecia, paese che appartiene all'Unione Europea, non consente alcuna applicazione della stessa convenzione che pure ha sottoscritto da anni, e sta effettuando in questi giorni vere e proprie deportazioni verso la Turchia e quindi verso l'Afghanistan, malgrado il rappresentante dell UNHCR in Grecia abbia denunciato le &#8220;pratiche informali&#8221; con le quali questo paese arresta e deporta i migranti, molti dei quali minori, ai quali si nega qualsiasi accesso alla procedura di asilo e si offre come unica soluzione l'internamento e l'espulsione in Turchia e quindi in in Irak o in Afghanistan. Si &#232; anche appreso che l'UNHCR ha abbandonato le commissioni territoriali preposte in Grecia all'esame delle domande di asilo, dopo l'ennesimo giro di vite delle autorit&#224; greche nelle procedure di asilo, sempre pi&#249; rimesse all'arbitrio delle forze di polizia al punto che appena l'uno per cento delle istanze viene accolto. La Grecia sta violando impunemente tutte le direttive comunitarie in materia di asilo e protezione internazionale, oltre la Convenzione di Ginevra del 1951, senza che la Commissione ed il Consiglio Europeo riescano a sanzionare le gravissime violazioni commesse dalle autorit&#224; di quel paese ai danni dei migranti. Nelle scorse settimane la Grecia, in aperta violazione delle direttive comunitarie in materia di asilo ha promulgato una nuova legge che decentra il processo decisionale relativo alle domande di asilo in prima istanza presso 50 uffici di polizia in tutto il paese. Come denuncia l'Unhcr, la legge abolisce inoltre la commissione d'appello in favore di un riesame da parte del Consiglio di Stato, dove verrebbero considerati solo aspetti giuridici formali e non revisionati eventuali errori di fatto. In questo modo la Grecia non &#232; pi&#249; un &#8220;paese terzo sicuro&#8221; verso il quale sia possibile respingere migranti e si colloca al di fuori dell'Europa democratica. Attendiamo che l'Unione Europea apra al pi&#249; presto una procedura di infrazione nei confronti di Atene per questa gravissima violazione del diritto comunitario.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Malgrado il reiterato richiamo della Corte Europea dei diritti dell'Uomo che ha ingiunto alla Grecia di NON espellere verso altri paesi alcuni migranti afghani che si trovavano a Patrasso, continuano le deportazioni arbitrarie, soprattutto verso la Turchia, da parte di un paese che sarebbe tenuto a rispettare, oltre alle Convenzioni ONU (compresa quella sui diritti dei minori), le Direttive comunitarie in materia di asilo e di protezione internazionale. Un paese verso il quale l'Italia respinge sistematicamente i migranti potenziali richiedenti asilo giunti nei porti di Venezia, di Ancona, di Bari e di Brindisi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le tragiche morti dei tanti ragazzini che per entrare nel nostro paese si erano legati sotto un Tir o si erano rinchiusi in un container sono stati presto dimenticati. Ma gli arrivi in Italia dei migranti in fuga dalla Grecia continuano. Ancora il 23 luglio scorso, quattro immigrati di nazionalit&#224; afghana, due dei quali minorenni, sono stati trovati dai carabinieri chiusi in una sorta di ripostiglio all'interno di un tir fermato per un controllo a Vinosa, vicino Taranto. Gli afghani erano in precarie condizioni di salute. Personale del '118', intervenuto sul posto, ha riscontrato sindromi di astenia dovuta al viaggio in condizioni disumane a causa del caldo torrido e i quattro sono stati trasportati all'ospedale di Castellaneta per accertamenti. Gli sbarchi clandestini nei porti dell'Adriatico continuano quindi senza che i respingimenti sommari, anche ai danni di minori non accompagnati, riescano ad avere quella efficacia deterrente che vorrebbero attribuirgli i vertici del ministero dell'interno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Ministero dell'interno italiano &#232; giunto persino a negare l'evidenza, i respingimenti alle frontiere portuali in Adriatico, anche quando i suoi uffici periferici diramavano diligentemente veline nelle quali si riportava il numero delle persone respinte con le modalit&#224; dei respingimenti collettivi vietati da tutte le convenzioni internazionali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quanto sta avvenendo in questi giorni in Grecia ed in Libia aumenta le responsabilit&#224; gi&#224; gravissime del governo italiano nelle pratiche informali di respingimento &#8220;informale&#8221; dai porti dell'Adriatico (Venezia, Ancona, Bari) verso Patrasso e Igoumenitsa e nelle acque internazionali, verso la Libia. Si scopre cos&#236; tutta la ipocrisia di chi afferma a parole di riconoscere i diritti dei rifugiati e poi rimane immobile ad assistere allo scempio del diritto di asilo, e dei corpi che potrebbero invocarne l'applicazione, di persone che avrebbero titolo ad ottenere protezione ma sono arrestate, respinte o espulse. Del resto, alla fine, il silenzio omertoso della stampa aiuta a cancellare la gravit&#224; dei fatti, e gli italiani continuano a farsi condizionare dal ricatto che solo queste violenze ai danni dei migranti ed i respingimenti in mare, sempre pi&#249; disumani, potrebbero garantire loro in futuro una qualche &#8220;sicurezza&#8221;. Una sicurezza pagata con i corpi e con le vite spezzate dei migranti respinti, o reclusi in centri di raccolta che evocano gli orrori del nazismo,, una politica della &#8220;sicurezza&#8221; che potrebbe diventare in futuro un autentico boomerang, quando l'arbitrio di stato si rivolger&#224; non pi&#249; contro i migranti ma contro gli stessi cittadini. E le prime avvisaglie si colgono gi&#224; nell'ultimo pacchetto sicurezza, con le norme che riguardano i senza fissa dimora, quale che sia la loro nazionalit&#224;. &lt;br class='autobr' /&gt;
Le responsabilit&#224; di questo imbarbarimento delle regole dei controlli di frontiera, di un vero e proprio superamento dello stato di diritto, sono molteplici e vengono da lontano, a partire dalle scelte proibizioniste dei paesi che negano ai migranti qualsiasi possibilit&#224; di accesso legale e dalla creazione nel 2004 dell'Agenzia per il controllo delle frontiere esterne europee FRONTEX. Da ultimo dietro la riscoperta della &#8220;cooperazione pratica&#8221; delle forze di polizia per respingere i migranti, si &#232; fatto ampio ricorso ad accordi bilaterali che hanno &#8220;forzato&#8221; quanto previsto dalle direttive comunitarie sulle procedure di asilo e sulle qualifiche di rifugiato, per riuscire ad espellere o a respingere qualche centinaio di migranti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si riscontra ancora una volta l'incapacit&#224; dell'Europa di darsi una politica dell'asilo, limitandosi a legittimare la cd. &#8220;cooperazione pratica&#8221; tra i vari paesi sulla base di accordi bilaterali, una cooperazione operativa che d&#224; copertura agli abusi delle polizie di frontiera, permette intese e prassi concordate a livello di comandi militari che violano le convenzioni internazionali ed i trattati comunitari, e rende impossibile persino visitare i migranti trattenuti in stato di detenzione amministrativa e di fare valere i diritti di difesa. Per quanto risulta non sembra che dalla Libia sia stato ancora possibile presentare un solo ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'Uomo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mentre la magistratura italiana assiste inerte agli abusi che sono compiuti dalle autorit&#224; militari italiane alle frontiere portuali e nei respingimenti in acque internazionali, occorre aumentare ancora gli sforzi di denuncia alle corti internazionali delle gravissime violazioni dei diritti fondamentali delle persone, violazioni quotidiane che stanno dietro la pratica dei &#8220;respingimenti informali&#8221;. Ed &#232; sempre pi&#249; necessario creare canali di comunicazione diretta e reti di solidariet&#224; per fornire ascolto ed assistenza, per restituire una identit&#224; ai migranti sequestrati o dispersi dalla polizia, per sostenere le famiglie delle vittime, per garantire il rispetto della dignit&#224; e dei diritti della persona, a tutti coloro che sono allontanati violentemente dalle frontiere europee o che vengono bloccati e internati nei paesi di transito.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fulvio Vassallo Paleologo&lt;br class='autobr' /&gt;
Universit&#224; di Palermo&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="fr">
		<title>Nouveaux d&#233;barquements en Sicile. Entre-temps terminent les 2 mois de validit&#233; du d&#233;cret qui transforme le camp de Lampedusa en centre de r&#233;tention.</title>
		<link>http://migreurop.org/article1409.html</link>
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		<dc:date>2009-03-29T14:47:17Z</dc:date>
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		<dc:creator>Fulvio Vassallo Paleologo</dc:creator>



		<description>&lt;p&gt;Quelques jours apr&#232;s la signature du M&#233;morandum d'intention entre Libye et Malte pour la d&#233;finition de la zone SAR (zone de secours et sauvetage) des deux Etats dans le Canal de Sicile, quand la volont&#233; du Gouvernement Italien de transformer Lampedusa en une seule et unique prison est de plus en plus claire, se v&#233;rifient des nouveaux d&#233;barquement sur la cote m&#233;ridional de la Sicile.&lt;/p&gt;

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&lt;a href="http://migreurop.org/rubrique466.html" rel="directory"&gt;Archives&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Quelques jours apr&#232;s la signature du M&#233;morandum d'intention entre Libye et Malte pour la d&#233;finition de la zone SAR (zone de secours et sauvetage) des deux Etats dans le Canal de Sicile, quand la volont&#233; du Gouvernement Italien de transformer Lampedusa en une seule et unique prison est de plus en plus claire, se v&#233;rifient des nouveaux d&#233;barquement sur la cote m&#233;ridional de la Sicile. &lt;br class='autobr' /&gt;
Un &#233;v&#233;nement d&#233;j&#224; connue, une travers&#233;e plus longue pour &#233;viter le blocage de Lampedusa, la typique complaisance des autorit&#233;s libyens et maltaises en faisant partir et transiter par leurs eaux territoriales les embarcations charg&#233;es de migrants.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La nouveaut&#233; cette fois est constitu&#233;e par la censure qui est tomb&#233;e en Italie sur ces d&#233;barquements, confirmations d'une faillite annonc&#233;e qu'on veut cacher &#224; tous les co&#251;ts. Mais ne manquent pas les annonces qui emphatisent les expulsions effectu&#233;es d'Italie, selon un communiqu&#233; du Minist&#232;re de l'Int&#233;rieur dat&#233; 21 mars, la semaine pr&#233;c&#233;dente auraient &#233;t&#233; &#171; rapatri&#233;s 85 extracommunautaires irr&#233;guliers, surtout tunisiens, &#233;gyptiens et nig&#233;rians, d&#233;barqu&#233; &#224; Lampedusa &#187;. Sont 244, selon l'ANSA (agence presse italienne) les migrants &#171; intercept&#233;s &#187; hier 27 mars &#224; 11 milles &#224; sud-ouest de Pozzallo (Sicile).&lt;br class='autobr' /&gt;
Qu'est en est de toutes ces personnes ?Et combien seront nuay&#233;s dans les eaux de la Mediterran&#233;e &#224; cause de la transformation des routes d&#233;venues plus longues et dangereuses ? Quelle protection sera donn&#233;ee &#224; mineurs, femmes et demandeurs d'asile ?Beaucoup de questions qui resteront sans r&#233;ponse, effac&#233;es par la rigide censure militaire qui emp&#234;che aux journalistes de s'approcher aux migrants apr&#232;s le d&#233;barquement&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il y a un autre donn&#233; cach&#233; par le gouvernement et les moyens d'informations qui en ces semaines ont &#171; effac&#233; &#187; Lampedusa. Le d&#233;cret minist&#233;riel qui transforme, de fa&#231;on provisoire en attente de la restructuration de la base militaire Loren, le camp de Contrada Imbriacola in CIE , &#233;tait dat&#233; 26 janvier et avait une dur&#233;e de 2 mois, actuellement &#233;chou&#233;es. C'est sure que ce d&#233;cret n'est jamais paru dans le Journal Officiel, comme pr&#233;vu par loi, et maintenant on pourra en faire un autre, pour donner une &#171; couverture formelle &#187; &#224; l'enfermement de centaines de migrants encore d&#233;tenues dans le CIE de Lampedusa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mais tout &#231;a ne fait pas l'info sur les journaux italiens qui semblent plus int&#233;ress&#233;s &#224; l'info que Gheddafi veut acheter l'&#238;le italienne de Pianosa (face aux Pullies).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;source :&lt;a href=&#034;http://www.meltingpot.org/articolo14246.html&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;http://www.meltingpot.org/articolo14246.html&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Nuovi sbarchi in Sicilia. Mentre scade il decreto che istituisce il Cie a Lampedusa</title>
		<link>http://migreurop.org/article1408.html</link>
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		<dc:date>2009-03-29T14:45:56Z</dc:date>
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		<dc:creator>Fulvio Vassallo Paleologo</dc:creator>



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&lt;p&gt;Pochi giorni dopo la firma del Memorandum di intesa tra la Libia e Malta per la definizione della zona SAR ( zona di soccorso e salvataggio) dei rispettivi stati nel Canale di Sicilia, mentre &#232; sempre pi&#249; forte la determinazione del governo italiano di trasformare Lampedusa in un isola prigione, si verificano nuovi sbarchi nella costa meridionale della Sicilia. Un evento scontato, una traversata pi&#249; lunga per evitare il blocco a Lampedusa, la solita compiacenza delle autorit&#224; libiche e (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://migreurop.org/rubrique466.html" rel="directory"&gt;Archives&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Pochi giorni dopo la firma del Memorandum di intesa tra la Libia e Malta per la definizione della zona SAR ( zona di soccorso e salvataggio) dei rispettivi stati nel Canale di Sicilia, mentre &#232; sempre pi&#249; forte la determinazione del governo italiano di trasformare Lampedusa in un isola prigione, si verificano nuovi sbarchi nella costa meridionale della Sicilia. Un evento scontato, una traversata pi&#249; lunga per evitare il blocco a Lampedusa, la solita compiacenza delle autorit&#224; libiche e maltesi nel fare partire e transitare dalle loro acque territoriali le imbarcazioni cariche di migranti dirette verso la Sicilia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La novit&#224; questa volta &#232; costituita dalla censura che &#232; calata in Italia su questi sbarchi, conferma di un fallimento annunciato che si vuole nascondere a tutti i costi. Mentre il prolungamento della detenzione amministrativa sta incendiando i Centri di identificazione ed espulsione (CIE), anche in questo caso nel pi&#249; assoluto silenzio della grande stampa, sulle coste meridionali siciliane arrivano sempre pi&#249; migranti di cui il governo cerca di negare persino l'esistenza. Ma non mancano gli annunci che enfatizzano i rimpatri effettuati dall'Italia, secondo un comunicato del ministero dell'interno del 21 marzo, nella settimana precedente sarebbero stati &#171; rimpatriati 85 extracomunitari irregolari, soprattutto tunisini, egiziani e nigeriani, sbarcati a Lampedusa &#187;. Sono invece 244, secondo l'ANSA, i migranti &#171; intercettati &#187; ieri 27 marzo a 11 miglia a sud ovest da Pozzallo (Ragusa). Come riferisce una scarna agenzia di stampa, ignorata da quasi tutti i mezzi di informazione, &#171; gli extracomunitari sono stati trasferiti su due motovedette della Guardia Costiera e una della Finanza. Sono arrivati in porto in serata. Tra gli immigrati ci sono 35 donne e due bambini &#187;.&lt;br class='autobr' /&gt;
Che fine faranno tutte queste persone ? Quali tutele saranno accordate ai soggetti pi&#249; vulnerabili, alle donne vittime della tratta, ai minori, ai richiedenti asilo ? E quanti altri saranno nel frattempo annegati nelle acque del mediterraneo, a causa delle rotte pi&#249; lunghe ed insicure ? Tutte domande che da tempo rimangono senza risposta, cancellate dalla rigida censura militare che impedisce persino ai giornalisti di avvicinarsi agli immigrati dopo il loro sbarco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Insomma, si potrebbe dire, siamo alle solite, anzi peggio di prima, perch&#232; il governo italiano ha &#171; distrutto &#187;, con i suoi provvedimenti improvvisati e di dubbia legittimit&#224;, il sistema di accoglienza e di trasferimento immediato che nel 2008 aveva permesso di accogliere a Lampedusa ed inserire nelle procedure di asilo i migranti soccorsi nel Canale di Sicilia. Nulla si sa dei lavori di ristrutturazione della vecchia base Loran che dovrebbe essere trasformata in un CIE, e nulla filtra sulla condizione dei migranti ancora trattenuti da mesi nel Centro di Contrada Imbriacola, parzialmente distrutto dal rogo di febbraio. Probabilmente il cattivo tempo, che ha finora rallentato gli sbarchi, ha bloccato anche i traghetti che avrebbero dovuto trasportare sull'isola i container-gabbie destinati alla ristrutturazione dei centri di detenzione, che devasteranno Lampedusa, per affrontare la ormai prossima &#171; emergenza clandestini &#187;, non appena le condizioni del mare miglioreranno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nessuno si illuda che le promesse del governo, di tenere indenne le isole Pelagie dal flusso degli sbarchi, potranno essere mantenute. Se qualcuno non ha pi&#249; voglia di protestare per la trasformazione di Lampedusa in una isola carcere, presto, con la stagione estiva dovr&#224; rifare i propri conti. Se si aspettano vantaggi dalla militarizzazione del'isola, si dovranno considerare anche le perdite nel settore turisticoed i guasti irrimediabili al delicato ecosistema dell'isola.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C'&#232; un altro dato &#171; nascosto &#187; dal governo e dai mezzi di informazione che in queste ultime settimane hanno &#171;cancellato &#187; Lampedusa.&lt;br class='autobr' /&gt;
Il decreto ministeriale che, nelle more del compoletamento dei lavori di ristrutturazione della base Loran, da adibire succesivamente a CIE, istituiva un CIE &#171;provvisorio &#187; nella strutura di Contrada Imbriacola di Lampedusa, datato 26 gennaio 2009, aveva una durata massima di sessanta giorni, ed adesso quei due mesi sono scaduti.&lt;br class='autobr' /&gt;
Certo quel decreto non &#232; mai comparso sulla Gazzetta Ufficiale, come sarebbe dovuto avvenire per legge, ed adesso se ne potr&#224; fare certamente un altro, per tentare di dare una copertura &#171; formale &#187; al trattenimento di centinaia di migranti ancora rinchiusi nei centri di detenzione di Lampedusa.&lt;br class='autobr' /&gt;
In questo modo si mantiene e si aggrava una condizione di grave irregolarit&#224; amministrativa, senza neppure uno straccio di provvedimento adottato &#171; di concerto &#187; tra ministeri competenti che stabilisca il numero massimo degli &#171; ospiti &#187; da trattenere. Senza alcuna previsione di costi, senza la determinazione di un numero massimo di &#171; ospiti &#187; da trattenere, senza il rispetto delle normative sui centri di accoglienza e sui CIE, questa situazione &#171; de facto &#187; produce un grave danno all'erario, viola le normative ambientali e sulla sicurezza, e soprattutto nuoce gravemente al riconoscimento effettivo dei diritti fondamentali dei migranti, a partire dal diritto di difesa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si ha notizia che le convalide dei provvedimenti di respingimento e di trattenimento a Lampedusa, da parte dei giudici di pace inviati appositamente sull'isola, continuano, pure in presenza di difensori di ufficio, senza alcuna possibilit&#224; di eccepire le gravi irregolarit&#224; delle procedure, come &#232; dimostrato dall'assenza di sentenze che rifiutano la convalida dei provvedimenti di respingimento differito e di trattenimento disposti dal Questore di Agrigento. E sulla situazione dei centri di Lampedusa attendiamo ancora di conoscere l'esito delle indagini disposte dalla Procura di Agrigento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma tutto questo non fa notizia. Forse si ritiene pi&#249; interessante fare sapere agli italiani , che Gheddafi vorrebbe acquistare l'isola di Pianosa, come riferisce oggi il Corriere della Sera, e che il &#8220;7 ottobre (dello scorso anno) a Tripoli il sindaco di Pianosa Calabrese, assieme ad Andreotti, Berlusconi, Letta, Dini e Pisanu, &#232; stato insignito di fascia verde e targa della Jamahiriya, il premio che Gheddafi concede agli amici della Libia &#187;. Speriamo solo che se fallir&#224; il progetto libico di acquistare Pianosa, come auspichiamo, non riescano altri progetti del leader libico, tanto amico degli italiani che contano, di acquistare isole, o altre parti di territorio italiano, un pegno forse, per riconoscere all'Italia, meglio ad alcuni imprenditori italiani, una posizione privilegiata nei traffici di materie prime che (oltre ai migranti) transitano dalla Libia. Magari anche per battere la concorrenza di Sarkozy, vero artefice delle &#171; politche euromediterranee &#187; di questi ultimi tempi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mais tout &#231;a ne fait pas l'info sur les journaux italiens qui semblent plus int&#233;ress&#233;s &#224; l'info que Gheddafi veut acheter l'&#238;le italienne de Pianosa (face aux Pullies).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;fonte: &lt;a href=&#034;http://www.meltingpot.org/articolo14246.html&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;http://www.meltingpot.org/articolo14246.html&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>HANNO FALLITO E SI DIFENDONO CON LA CENSURA E LE INTIMIDAZIONI. GLI SBARCHI RIPRENDONO E LAMPEDUSA (R)ESISTE.</title>
		<link>http://migreurop.org/article1404.html</link>
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		<dc:date>2009-03-04T10:39:31Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Fulvio Vassallo Paleologo</dc:creator>



		<description>&lt;p&gt;un article qui illustre l'actuelle situation sur l'ile de Lampedusa, entre les accords Italie-pays tiers, les arriv&#233;s de bateau et un centre qui, nonobstant aya pris feu, d&#233;tient encore plus de 500 migrants&lt;/p&gt;

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&lt;a href="http://migreurop.org/rubrique466.html" rel="directory"&gt;Archives&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Lampedusa &#232; scomparsa dai principali mezzi di informazione ed il regime politico-mediatico continua a propagandare le missioni dei suoi gerarchi e del suoi poliziotti, in Tunisia, in Libia, in Nigeria, per dimostrare la efficacia degli accordi bilaterali e il rigore delle &#8221;politiche di contrasto dell'immigrazione illegale&#8221;. Sono certi, in questo modo, di moltiplicare ancora i consensi elettorali, distribuendo prima allarmismi creati ad arte, e poi propinando rimedi altrettanto falsi, ad una opinione pubblica imbambolata dai grandi canali televisivi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si &#232; voluto creare cos&#236; la situazione esplosiva di Lampedusa, prodotta dai caotici decreti firmati da Maroni alla fine di gennaio, per trasformare i centri che neppure potevano qualificarsi come centri di accoglienza ( la vecchia base Loran della Marina) in centri di identificazione ed espulsione, e poi riconvertendo provvisoriamente in CIE i centri di prima accoglienza e soccorso (come la struttura di Contrada Imbriacola). Alla fine il rogo del 18 febbraio ha distrutto quella struttura e quel sistema di accoglienza che si erano faticosamente costruite negli ultimi due anni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si volevano fermare nell'isola tutti i migranti che vi arrivavano, al punto da trasferire in quel lembo di terra, al centro del Canale di Sicilia, persino le procedure di asilo. Con la commissione territoriale, costretta per qualche settimana ad una improvvisa missione, da Trapani a Lampedusa, una missione poi interrotta di fronte al rischio di una procedura di infrazione davanti alla Corte di giustizia, per la evidente violazione di tutte le normative di emanazione comunitaria in materia di asilo e protezione internazionale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Adesso la situazione di Lampedusa viene spacciata dal governo come &#8221;ritorno alla normalit&#224;&#8221;, dopo il rogo del centro di accoglienza trasformato in gran fretta in un centro di identificazione ed espulsione, un rogo innescato dalla disperazione dei migranti rinchiusi per mesi senza un provvedimento legittimo di trattenimento, e non certo dalle visite di qualche parlamentare che ha potuto soltanto accertare condizioni disumane di detenzione, mentre continua la violazione delle pi&#249; elementari normative sulla sicurezza. Ma per fare chiarezza attendiamo ancora l'esito delle diverse inchieste avviate dalla Procura di Agrigento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E intanto l'isola, alla vigilia della visita del Commissario Europeo Barrot, programmata per il 13 marzo, continua ad essere presidiata da agenti antisommossa, gli unici clienti, per questa stagione, degli albergatori e dei ristoratori lampedusani abbandonati dai turisti. Forse quando finalmente arriver&#224; Barrot, riusciranno a fargli trovare il centro vuoto, come &#232; successo in passato, quando le visite ufficiali sono state annunciate con troppo anticipo, cos&#236; saranno scomparse le prove viventi degli abusi commessi in queste settimane. Sar&#224; meno facile fare scomparire le tracce di queste persone nei procedimenti giudiziari che comunque sono stati avviati i diversi tribunali italiani.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La verit&#224; sull'immigrazione irregolare nel Canale di Sicilia &#232; un altra, e non conviene a chi specula sui grandi affari derivanti dalle &#8221;politiche di contrasto dell'immigrazione illegale&#8221;. Solide allenaze basate, pi&#249; che sul superamento delle antiche inimicizie, sui concreti argomenti della grande finanza internazionale. Per coprire la verit&#224; si &#232; giunti all'intimidazione, come quando si sono definiti sobillatori quegli operatori umanitari e quei rappresentanti parlamentari che hanno visitato ( o tentato di visitare) i campi di detenzione di Lampedusa. Intimidazione, come quando si &#232; permesso ai rappresentanti del governo libico di attaccare i giornalisti che avevano tentato di squarciare il velo di menzogne che ammanta il Trattato di amicizia tra Italia e Libia, ratificato alla cieca dal Parlamento italiano, un attacco personale che qualche giornale ha persino subito senza neppure concedere il diritto di replica ai suoi giornalisti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La verit&#224; &#232; nei fatti che implacabili smentiscono menzogne e promesse elettorali. Non appena il tempo migliora la verit&#224; si concretizza nei corpi di uomini, donne, minori che raggiungono comunque le coste siciliane e poi scompaiono, inghiottiti da un sistema poliziesco che impedisce persino il contatto con i familiari e gli avvocati. Troppo scomodi per i professionisti della sicurezza che adesso devono dimostrare la riuscita dei loro piani. La verit&#224; affiora in qualche raro articolo nelle pagine interne, come nel Corriere della sera del 3 marzo 2009. nei primi due mesi di quest'anno sono gi&#224; arrivati in Sicilia 2120 migranti contro 1650 dello scorso anno, solo a Porto Empedocle, nell'ultima settimana oltre seicento migranti, quanti in un intero anno nel 2008. Complimenti ministro Maroni. E non dimentichi che molti sono richiedenti asilo. Che non riuscir&#224; ad espellere in nessun modo, anche se mander&#224; dentro i CIE i rappresentanti dei paesi di provenienza, come ha fatto anche a Lampedusa nelle settimane scorse.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E in qualche occasione si &#232; preferito fare proseguire verso nord, oltre Lampedusa, i migranti partiti dalla Libia, mentre si preparava l'ennesima sceneggiata tra Berlusconi e Gheddafi, tra abbracci, scambi di doni e dichiarazioni di solidariet&#224;. E ancora la sera del 3 marzo un barcone con una sessantina di migranti a bordo &#232; stato avvistato a 54 miglia a Sud di Lampedusa da un elicottero, di stanza sulla nave Sirio della Marina Militare, in servizio di perlustrazione nel Canale di Sicilia. Alla fine, nella notte il barcone &#232; stato soccorso dalla marina e i migranti sono stati sbarcati a Lampedusa. 86 &#8220;extracomunitari tutti maghrebini&#8221;, come riferisce la stampa, sono stati trasferiti nel centro identificazione ed espulsione di Contrada Imbriacola, per met&#224; ancora distrutto dall'incendio del 18 febbraio scorso&#8220;in vista del loro rimpatrio coatto&#8221;. Ma altri 200 immigrati , tra cui 27 donne e un neonato, sono approdati a Lampedusa nella mattina del 4 febbraio, con un barcone che ha raggiunto direttamente le coste lampedusane, malgrado gli editti di Maroni e gli abbracci tra Berlusconi e Gheddafi. Ora nel centro di Contrada Imbriacola, si trovano oltre 500 persone, malgrado la struttura sia parzialmente inagibile e senza i requisiti amministrativi e logistici per essere considerata un CIE. Di certo si &#232; ritornati all'accoglienza dietro le sbarre, vietata da tutte le convenzioni internazionali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questi migranti sono riusciti a raggiungere Lampedusa perch&#233; le condizioni meteo erano dopo molto tempo pi&#249; favorevoli. E se le condizioni del mare peggioreranno? E quando non ci sar&#224; tempo per scortare le imbarcazioni cariche di migranti fino a Porto Empedocle, per centinaia di miglia in mare aperto, oltre Lampedusa, cosa si aspetter&#224;?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Almeno siamo certi che la nostra marina continuer&#224;, come in passato, ad anteporre il dovere di salvare la vita umana in mare rispetto alle esigenze di immagine del governo, che vorrebbe dimostrare di riuscire a fermare le partenze dalla Libia, &#8220;chiudendo&#8221; la rotta per Lampedusa. Anzi &#8220;chiudendo&#8221; l'intera isola di Lampedusa, trasformandola in un carcere. E continuano a trasformare il mediterraneo in un mare di morte, in un cimitero marino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;No quella rotta &#232; ancora aperta, come dimostrano i recenti sbarchi, proprio nell'isola di Lampedusa, quando il ministro dell'interno aveva promesso di bloccare le partenze dalla Libia. Una promessa che per fortuna nessuno potr&#224; mai realizzare. E non serviranno a nulla le sei motovedette cedute ai libici. Neppure a salvare le vite umane in mare, conoscendo il contenuto del protocollo operativo sottoscritto tra Italia e Libia nel dicembre del 2007.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quella rotta che si vorrebbe sbarrare con i &#8220;pattugliamenti congiunti&#8221; costituisce l'unica via di fuga dall'inferno libico, l'unica possibilit&#224; di salvezza per chi cerca asilo o protezione internazionale, e anche per tanti migranti economici che devono abbandonare il proprio paese per la crisi economica internazionale che diventa disastro economico interno. Uomini, donne, minori, costretti dalla mancanza di canali di ingresso legale a farsi sfruttare due volte, prima dai trafficanti e poi, una volta giunti in Italia, dagli imprenditori della paura che producono clandestinit&#224; ed alimentano gli affari di quelle organizzazioni criminali che- a parole- tutti sostengono di volere combattere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fulvio Vassallo Paleologo&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Universit&#224; di Palermo&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Ancora deportazioni da Lampedusa all'Egitto </title>
		<link>http://migreurop.org/article1416.html</link>
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		<dc:date>2008-07-04T08:27:00Z</dc:date>
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		<description>&lt;p&gt;Nella notte del 2 luglio sono stati rimpatriati 35 cittadini di origine egiziana, ospitati presso il Cie [Centro di identificazione e di espulsione] di Lampedusa.&lt;/p&gt;

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 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Nella notte del 2 luglio sono stati rimpatriati 35 cittadini di origine egiziana, ospitati presso il Cie [Centro di identificazione e di espulsione] di Lampedusa. Cos&#236; almeno l'Ansa chiama quello che fino a pochi giorni fa veniva definito Centro di accoglienza, un centro di accoglienza a cinque stelle, come affermato nel corso di una visita lampo dal ministro Ronchi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il volo charter, secondo le notizie del ministero dell'interno, &#232; partito alle 2 dall'aeroporto di Catania alla volta del Cairo. L'operazione, condotta dal Dipartimento della pubblica sicurezza, fa seguito ad un precedente intervento, della scorsa settimana, che ha consentito al rimpatrio di 38 cittadini di origine egiziana. Il governo tenta in questo modo di decongestionare la struttura di Lampedusa che nella scorsa settimana aveva &#171;accolto&#187; oltre 1600 immigrati, salvati dai mezzi della marina militare mentre tentavano di attraversare il Canale di Sicilia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Evidentemente occorreva lanciare l'ennesimo messaggio dissuasivo e per questo si &#232; ripristinata la prassi dei rimpatri diretti da Lampedusa, prassi che nel 2004 era costata una condanna all'Italia da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo. Non si sa se verso le persone destinatarie della misura dell'allontanamento forzato in frontiera sia stato notificato un provvedimento di respingimento o di espulsione, se questi provvedimenti e il trattenimento nel CIE siano stati convalidati da un magistrato, di certo a Lampedusa non c'&#232; n&#233; un tribunale, n&#233; una questura.&lt;br class='autobr' /&gt;
O gli immigrati sono stati rimpatriati in Egitto senza provvedimenti formali, come se Lampedusa non appartenesse al territorio italiano, con un gravissimo abuso rilevante anche in sede penale, oppure sono stati rimpatriati sulla base di provvedimenti illegittimi, adottati al di fuori delle procedure previste dal Testo Unico sull'immigrazione. Andremo sino in fondo nell'accertamento delle modalit&#224; di rimpatrio forzato direttamente dall'isola di Lampedusa e non appena avremo altri dati presenteremo le necessarie denunce a livello nazionale ed internazionale.&lt;br class='autobr' /&gt;
Mentre si sta alzando una cortina fumogena sulle circostanze della morte di un migrante nella notte del 29 giugno scorso nel Cid di Caltanissetta, qualcuno asserisce gi&#224; che il giovane ghanese sarebbe morto in ospedale e non nel centro di Pian del lago, il governo insiste nella logica perversa di moltiplicare in tutta Italia i centri di detenzione per dare in pasto all'opinione pubblica affamata di sicurezza i corpi di altri migranti da deportare, magari scelti a caso, o sulla base dei rapporti con le ambasciate dei paesi di provenienza, misure simboliche rispetto alla massa di clandestinit&#224; che il governo alimenta con le misure del pacchetto sicurezza, ma assolutamente preoccupanti per le tante possibilit&#224; di vita e di integrazione che si stanno distruggendo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&#171;La Sicilia &#232; una terra verso cui si dirige la disperazione degli immigrati clandestini. Le aggressioni [cos&#236; si esprimono sempre le agenzie di informazioni] che sotto il profilo territoriale connotano anche in queste ore l'isola di Lampedusa, sono note a tutti. Tra 10-12 giorni al massimo avremo a disposizione altri 6 o 7 centri di identificazione ai fini dell'espulsione in altre regioni d'Italia. Questo ci permetter&#224; di evitare il sovraffollamento delle poche strutture attualmente esistenti sul territorio&#187;. Lo ha detto il sottosegretario al ministero dell'interno, Nitto Francesco Palma, a Palermo per un vertice con i prefetti delle 9 province siciliane.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Siamo proprio curiosi di vedere come il governo allestir&#224; tanti centri di detenzione in qualche settimana, temiamo che si vada ad un ulteriore imbarbarimento delle regole delle detenzione, magari con il ricorso ai professionisti delle guerre umanitarie e delle caserme dell'esercito, con la solita copertura della Croce Rossa e delle associazioni che hanno accettato il ruolo di secondini. Temiamo che ai morti di Torino, nel Cpt di via Brunelleschi e di Caltanissetta, a Pian del lago, presto ne possano seguire altri. Di certo in queste ultime settimane il clima nei centri di detenzione e tesissimo, i pestaggi all'ordine del giorno, l'uso dei psicofarmaci nella normalit&#224;, e i controlli di legalit&#224; dei giudici di pace sempre pi&#249; formali, spesso limitati alla verifica degli atti come se si trattasse di apporre un semplice bolllo. Molti migranti arrestati dalla polizia nelle cit&#224; del norditalia sono stati trasferiti nei cpt meridionali, creando una situazione di confusione e di sovraffollamento con gli immigrati appena arrivati da Lampedusa o da altri punti di sbarco. Esattamente la stessa situazione che si era determinata nel 1999, prima del rogo e della strage del centro Serraino Vulpitta di Trapani.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per tutte queste ragioni sollecitiamo una iniziativa ancora pi&#249; forte di denuncia, di mobilitazione e di difesa legale a tutte le associazioni, senza protagonismi o ambizioni di visibilit&#224; che potrebbero pregiudicare il lavoro collettivo che si sta portando avanti da mesi per difendere la vita ed i diritti dei migranti. Chiediamo che nello stesso spirito i parlamentari nazionali ed europei tornino a visitare periodicamente i centri di detenzione e le carceri per monitorare la situazioni in tutte le strutture nelle quali vengono imprigionati i migranti privi di un documento di soggiorno. Occorre istituire gruppi permanenti per il monitoraggio dei luoghi nei quali pu&#242; essere violata la libert&#224; personale e gli altri diritti fondamentali della persona.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alla luce della approvazione della direttiva comunitari sui rimpatri deve impedirsi che il nostro paese ne faccia un uso strumentale, portando fino a 18 mesi la detenzione nei centri di espulsione, senza neppure applicare i rari aspetti positivi di questa nuova disciplina [sui rimpatri volontari, in particolare], ed occorre contribuire tutti alla costruzione di un vasto fronte per denunciare la nuova direttiva davanti alla Corte di giustizia, e sollevare nel nostro paese eccezioni di costituzionalit&#224; a catena, non appena si volesse darne applicazione nel nostro ordinamento. Occorre anche denunciare tutti i casi nei quali le nuove norme o le nuove prassi amministrative risultino in violazione del diritto di asilo, riconosciuto dalla nostra Carta costituzionale, prima che dalle norme comunitarie e dalla Convenzione di Ginevra.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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