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	<title>MIGREUROP</title>
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	<description>Migreurop est un r&#233;seau europ&#233;en et africain de militant&#183;e&#183;s et chercheur&#183;euse&#183;s dont l'objectif est de faire conna&#238;tre et de lutter contre la g&#233;n&#233;ralisation de l'enfermement des &#233;trangers et la multiplication des camps, dispositif au c&#339;ur de la politique d'externalisation de l'Union europ&#233;enne.</description>
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		<title>MIGREUROP</title>
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		<title>15 dicembre: Lille - Kabul senza ritorno</title>
		<link>http://migreurop.org/article1578.html</link>
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		<dc:date>2009-12-15T15:08:40Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Alessandra Sciurba</dc:creator>


		<dc:subject>&lt;span lang='fr'&gt;France&lt;/span&gt;</dc:subject>

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&lt;p&gt;dal sito MeltingPot: http://www.meltingpot.org/articolo1... &lt;br class='autobr' /&gt;
Marted&#236; 15 dicembre &#232; la data prestabilita. Un nuovo charter diretto in Afganistan deporter&#224; almeno undici persone condannandole a tornare sotto i bombardamenti, tra le esplosioni, a rischiare la vita. Vengono cos&#236; vanificati i tentativi di questi profughi di salvarsi, le migliaia di dollari raccolti con immensa fatica e spesi per riuscire a fuggire e arrivare fino in Europa, i mesi di detenzione nei centri chiusi di tanti paesi (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://migreurop.org/rubrique466.html" rel="directory"&gt;Archives&lt;/a&gt;

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&lt;a href="http://migreurop.org/mot21.html" rel="tag"&gt;&lt;span lang='fr'&gt;France&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;dal sito MeltingPot: &lt;a href=&#034;http://www.meltingpot.org/articolo15062.html&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;http://www.meltingpot.org/articolo15062.html&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Marted&#236; 15 dicembre &#232; la data prestabilita. Un nuovo charter diretto in Afganistan deporter&#224; almeno undici persone condannandole a tornare sotto i bombardamenti, tra le esplosioni, a rischiare la vita.&lt;br class='autobr' /&gt;
Vengono cos&#236; vanificati i tentativi di questi profughi di salvarsi, le migliaia di dollari raccolti con immensa fatica e spesi per riuscire a fuggire e arrivare fino in Europa, i mesi di detenzione nei centri chiusi di tanti paesi come l'Iran, la Turchia, la Grecia, gli anni di umiliazione, il dolore delle famiglie lontane.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E' prassi, ormai, considerare l'Afganistan una sorta di &#034;paese terzo sicuro&#034; in cui poter rimandare i profughi che per vari motivi non sono riusciti a ottenere una forma di protezione internazionale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Al di l&#224; di ogni principio di ragionevolezza viene sostenuto che le condizioni in cui versa il paese non siano cos&#236; drammatiche da non potere rimpatriare i fuoriusciti, nonostante Obama abbia incrementato vertiginosamente il numero dei militari americani presenti in America e decine di Rapporti differenti raccontino le disastrose condizioni in cui sopravvive a astento la popolazione civile afgana.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A nulla sembrano valere le mobilitazioni, anche di soggetti autorevoli e istituzionali come alcuni Parlamentari europei, che si stanno susseguendo in queste ore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I charter della vergogna non si fermano. Chiss&#224; quanta gente, tra questi deportati, sar&#224; viva ancora domani.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Pubblichiamo di seguito alcuni comunicati stampa di denuncia e protesta contro il volo previsto per il 15 dicembre:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;- 12 d&#233;cembre 2009 - Nuovo Charter di afgani previsto per il 15 dicembre. La Cimade fa appello al Primo Ministro&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Molti profughi afgani (almeno nove attualmente reclusi nel centro di detenzione amministrativa di Calais Coquelles e due in quello di Lille) dovranno essere rimpatritai in Afganistan con un charter pervisto per marted&#236; 15 dicembre. La polizia ha notificato stamattina questa data di rimpatrio agli afgani detenuti a Coquelles.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A fine ottobre, la proposte del Ministro per gli affari Esteri, Bernard Kouchner,si opponevano nettamente a questi rimpatri. Quakche giorno dopo, Eric Besson chiedeva la sospensione dei rinvii in Afganistan tenuto conto del peggioramento della situazione afgana. Oggi arriva invece la conferma del progetto di un nuovo charter per Kaboul e contraddice tutte le precedenti dichiarazioni del governo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Traditi dalle dichiarazioni ministerali, traditi da moltissimi dei loro interlocutori - tra cui un giudice che ha detto loro &#034;che non hanno nulla di cui lamentarsi&#034; - convinti che sarebbero stati liberati nel giro di qualche giorno, i profughi afgani detenuti a Coquelles, malgrado la loro paura per questo ritorno, ritengono inutile opporre altri procedimenti legali a questi rimpatri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Davanti a questa situazione confusa, la Cimade domanda al Primo Ministro di intervenire per fermare questi rinvii e affermare chiaramente la sospensione di ogni espulsione verso l'Afganistan.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Cimade fa appello a tutte le associazioni di difesa dei diritti umani, ai politici, ai cittadini, affinch&#233; intervengano urgentemente nei confronti del capo del Governo perch&#233; queste persone siano protette dall'essere rimpatrariate in un paese devastato dalla guerra.&lt;/p&gt;
&lt;ul class=&#034;spip&#034; role=&#034;list&#034;&gt;&lt;li&gt; &lt;strong&gt;13 dicembre 2009 - Comunicato del Mrap (Movimento contro il razzismo e per l'amicizia tra i popoli) - Il Mrap condanna tutte le espulsioni verso l'Afganistan&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;Nei centri di detenzione di Coquelles e Lille, 11 Afgani seguiti dalla Cimade hanno ricevuto una notifica di espulsione verso l'Afganistan dopo essere stati costretti ad apparire di fronte alla loro ambacsiata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il charter per Kaboul dovrebbe decollare da Lille Lesquin marted&#236; 15 dicembre 2009.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonostante essi siano fuggiti da una guerra alla quale anche la Francia ha partecipato e siano venuti in cerca di protezione in Europa a causa delle minacce subite,rinviare questi profughi nel loro paese li esporr&#224; a un grave pericolo in violazione della Convenzione europea dei diritti umani e delle libert&#224; fondamentali, a iniziare dal suo articolo 3 in cui &#232; espressamente vietato sottoporre chiunque a trattamenti inumani e degradanti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lo scorso 10 novembre, il Ministro degli affari Esteri M. Bernard Kouchner aveva di contro affermato la propria contrariet&#224; rispetto al ritorno forzato degli afgani nel loro paese in guerra.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come ha gi&#224; fatto nel novembre 2008 e nell'ottobre 2009 il MRAP chiede al governo di bloccare questo progetto di espulsioni indegno, che comporta una grave violazione dei diritti umani. Il Mrap chiede che la Francia non proceda a nessuna espulsione di profughi afgani e continuer&#224; a battersi perch&#233; tali profughi possano beneficiare della protezione di cui hanno diritto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;- 15 dicembre 2009 - Dichiarazione dei Parlamentari europei contro il ritorno forzato degli afgani a Kabul&lt;br class='autobr' /&gt;
&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonostante abbiamo interpellato, qui stesso e in sessione plenaria, lo scorso 24 novembre, il Consiglio e la Commissione rispetto alle &#034;Operazioni comuni di allontanamento di migranti irregolari verso l'Afganistan&#034;, siamo costretti a constatare che la Francia e la Gran Bretagna continuano in queste operazioni di espulsioni collettive.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi, nove afgani detenuti nel centro di detenzione amministrativa di Coquelles et due detenuti a Lille, si sono visti notificare il loro rimpatrio per marted&#236; 15 dicembre.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonostante essi siano fuggiti dalla guerra e siano venuti a chiedere protezione in Europa, le autorit&#224; francesi si appresatno a rimpatriare questi migranti in Afganistan esponendoli a gravi pericoli per la loro sicurezza e la tutela dei loro diritti umani.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Noi chiediamo la sospensione di queste espulsioni indegne che violano il principio di non-refoulement garantito dalla CEDU e dalal convenzione di Ginevra. Affermiamo l'urgenza di sospendere ogni ritorno forzato verso l'Afganistan e di rendere effettivo il diritto di asilo in Europa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Firmatari:&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;ALFONSI Fran&#231;ois, Greens-EFA, France, ARIF Kader, S&amp;D, France, BEARDER Catherine, ALDE, United-Kingdom, BELIER Sandrine, Greens-EFA, France, BENARAB-ATTOU Malika, Greens-EFA, France, BENNAHMIAS Jean-Luc, ALDE, France, BESSET Jean-Paul, Greens-EFA, France, BOVE Jos&#233;, Greens-EFA, France, CANFIN Pascal, Greens-EFA, France, CASTEX Fran&#231;oise, S&amp;D, France, CHOUNTIS Nikolaos, GUE-NGL , Greece, COHN-BENDIT Daniel, Greens-EFA, France, DE KEYSER V&#233;ronique, S&amp;D, Germany, DELLI Karima, Greens-EFA, France, DELVAUX Anne, EPP, Belgium, DE SARNEZ Marielle, ALDE, France, DESIR Harlem, S&amp;D, France, ERNST Cornelia, GUE-NGL, Germany, FLAUTRE H&#233;l&#232;ne, Greens-EFA, France, GREZE Catherine, Greens-EFA , France, GUILLAUME Sylvie, S&amp;D, France, HOANG-NGOC Liem, S&amp;D, France, JADOT Yannick, Greens-EFA, France, JOLY Eva, Greens-EFA, France, KELLER Franziska, Greens-EFA, Germany, KIIL-NIELSEN Nicole, Greens-EFA, France, LAMBERT Jean, Greens-EFA, United-Kingdom, LEPAGE Corinne, ALDE, France, LOCHBILHER Barbara, Greens-EFA, Germany, L&#214;SING Sabine, GUE-NGL , Germany, LUCAS Caroline, Greens-EFA, United-Kingdom, LUNACEK Ulrike, Greens-EFA, Austria, MELENCHON Jean-Luc, GUE-NGL, France, PARGNEAUX Gilles, S&amp;D, France, PORTAS Miguel, GUE-NGL, Portugal, PEILLON Vincent, S&amp;D, France, RIVASI Mich&#232;le, Greens-EFA, France, ROMEVA i RUEDA Ra&#252;l, Greens-EFA, Spain, SARGENTINI Judith, Greens-EFA, Netherlands, STAES Bart, Greens-EFA , Belgium, TIROLIEN Patrice, S&amp;D, France, TRAUTMANN Catherine, S&amp;D, France, TREMOPOULOS Michail, Greens-EFA, Greece, TRIANTAPHYLLIDES Kyriacos, GUE-NGL, Cyprus, VERGIAT Marie-Christine, GUE-NGL , France, VERGNAUD Bernadette, S&amp;D, France, WEBER Henri, S&amp;D, France&lt;br class='autobr' /&gt;
a cura di Alessandra Sciurba&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Le &#034;jungles&#034; della solidariet&#224;</title>
		<link>http://migreurop.org/article1507.html</link>
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		<dc:date>2009-12-09T13:29:56Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Alessandra Sciurba</dc:creator>



		<description>
&lt;p&gt;Domenica 29 novembre 2009 una delegazione di Migreurop composta da membri francesi, marocchini e italiani ha visitato alcune delle &#034;Jungles&#034; che si trovano nella regione di Calais, da dove migliaia di migranti ogni anno (per la maggior parte richiedenti asilo o rifugiati) cercano di raggiungere l'Inghilterra. Si tratta di accampamenti pi&#249; piccoli rispetto alla Jungle che si trovava pi&#249; vicina al porto e che &#232; stata raccontata dai media di tutto il mondo durante lo sgombero avvenuto ad opera (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://migreurop.org/rubrique466.html" rel="directory"&gt;Archives&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Domenica 29 novembre 2009 una delegazione di Migreurop composta da membri francesi, marocchini e italiani ha visitato alcune delle &#034;Jungles&#034; che si trovano nella regione di Calais, da dove migliaia di migranti ogni anno (per la maggior parte richiedenti asilo o rifugiati) cercano di raggiungere l'Inghilterra. Si tratta di accampamenti pi&#249; piccoli rispetto alla Jungle che si trovava pi&#249; vicina al porto e che &#232; stata raccontata dai media di tutto il mondo durante lo sgombero avvenuto ad opera della polizia francese nello scorso settembre. In questi luoghi, situati vicino a piccoli villaggi in prossimit&#224; delle principali stazioni di servizio da cui passano i tir in transito per attraversare la Manica, delle persone straordinarie hanno avviato delle pratiche di solidariet&#224; reale mettendo a rischio la propria libert&#224; personale in nome di un radicale senso di giustizia.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Article pubbli&#233; sur le site Melting Pot:&lt;/strong&gt; &lt;a href=&#034;http://www.meltingpot.org/articolo15026.html&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;http://www.meltingpot.org/articolo15026.html&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;&#034;Peccato non poterlo portare con me in Inghilterra. Ci sono tutte le mie canzoni preferite&#034;.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Rosa&lt;/strong&gt; stringe tra le sue mani un piccolo ipod nero e continua a parlare:&lt;br class='autobr' /&gt;
&#034;&lt;i&gt;Non avevo pensato che le cose elettroniche possono venire intercettate dalla polizia mentre sei nascosto dentro il camion&lt;/i&gt;&#034;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra poco, infatti, Rosa partir&#224;, o almeno prover&#224; a partire. Si nasconder&#224; come gli altri dentro uno dei tir in viaggio dal porto di Calais verso quello di Dover e tratterr&#224; il respiro sperando che nessuno dei poliziotti alle frontiere la scopra. Forse metter&#224; addirittura la sua testa dentro un sacchetto perch&#233; non sia percepibile l'aria che pur dovr&#224; inspirare.&lt;br class='autobr' /&gt;
Deve arrivare dall'altra parte della Manica perch&#233; laggi&#249; c'&#232; il suo fidanzato. Sono fuggiti entrambi dall'Eritrea dopo dieci anni di servizio militare obbligatorio e lui ha avuto pi&#249; fortuna perch&#233; adesso abita a Londra, &#232; un rifugiato e l&#236; ha trovato un lavoro dignitoso. Rosa, invece, era riuscita ad arrivare solo in Italia, dove aveva dei parenti, ma in quel paese non si era sentita accettata. Avrebbe potuto chiedere e ottenere un permesso di soggiorno ma ha scelto di andare in cerca di un posto che immagina migliore. In questo la sua storia &#232; molto simile a quella degli altri eritrei ed etiopi con i quali divide una delle piccole &#034;jungles&#034; nella regione di Calais.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Molti di loro sono arrivati in Francia con un titolo di viaggio valido, perch&#233; avevano gi&#224; ottenuto l'asilo politico in Italia. Ma un pezzo di carta non basta a fare la felicit&#224; delle persone, anche se certamente aiuta.&lt;br class='autobr' /&gt;
&lt;strong&gt;Erica,&lt;/strong&gt; ad esempio, ha addirittura un padre con la cittadinanza italiana, oltre che una carta di soggiorno con il timbro della questura di Genova. Dopo due anni, per&#242;, in cui l'Inghilterra ha continuato a negarle il visto per il ricongiungimento familiare, ha deciso di raggiungere suo marito che vive e lavora a Londra: una lungaggine burocratica, un errore d'ufficio, la cattiva volont&#224; di un impiegato o la direttiva informale di un governo determinano spesso la vita e la morte di queste persone.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poi c'&#232;&lt;strong&gt; Omid,&lt;/strong&gt; che dell'Italia ha solo ricordi orribili: le notti passate in strada, nell'indifferenza di Milano in inverno, lo sgombero della polizia dal palazzo diroccato in cui lui e i suoi compagni avevano cercato rifugio, e poi i colpi dei manganelli e la sensazione che l&#236; sarebbe stato impossibile costruirsi qualunque tipo di futuro. In quel piccolo agglomerato di legno e cellophane, a poche decine di chilometri dalla citt&#224; di Calais, quasi tutti parlano italiano e quasi tutti hanno gli stessi ricordi di Omid. Qualcuno &#232; entrato in Europa attraversando la Libia e poi imbarcandosi alla volta di Lampedusa.&lt;br class='autobr' /&gt;
Qualcun altro, soprattutto chi ha compiuto il viaggio dopo la scorsa primavera, ha invece attraversato il golfo di Aden, lo Yemen, quindi la Turchia e poi la Grecia prima di arrivare in Italia. Un tragitto paradossale nel tentativo di evitare la nuova prassi dei respingimenti verso la Libia, dapprima portati a termine direttamente dalle navi militari italiane e pi&#249; di recente coordinati da Frontex che fa da vedetta nel Mediterraneo e avverte i libici di venire a riprendersi un nuovo carico di vite umane da internare, violentare e deportare per una seconda volta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ma c'&#232; anche qualcun altro che nella regione di Calais sta scegliendo.&lt;/strong&gt; Silenziosamente, senza alcun vanto, come fosse la cosa pi&#249; naturale da fare. Sono tanti, sempre di pi&#249;: sono i cittadini dei villaggi vicino ai quali sono sorte le jungles: signore dai capelli bianchi, preti di piccole parrocchie, giovani coppie con i loro bambini, vecchi uomini e ragazzi che nonostante la precariet&#224; della loro vita in un paese di provincia trovano tutti i giorni il tempo per combattere contro l'indifferenza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Se nei piccoli accampamenti si fa qualcosa di pi&#249; che sopravvivere, se si riesce a vivere quasi dignitosamente, &#232; solo grazie a loro.&lt;/strong&gt; &lt;br class='autobr' /&gt;
Tutti i volontari che si occupano della piccola jungle dove si trovano gli eritrei e gli etiopi, ad esempio, si muovono intorno all'associazione &lt;a href=&#034;http://terreerrance.wordpress.com/2009/08/31/norrent-fontes-les-enfants-du-parking/&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;Terre d'errance&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tre volte alla settimana c'&#232; un posto dove si pu&#242; fare una doccia calda, ma anche nelle piccole capanne di legno i bidoni d'acqua sono sempre pieni, perch&#233; &lt;strong&gt;Papa Claude&lt;/strong&gt;, un vecchio signore dal sorriso timido e dalle mani rugose, li riempie tutti i giorni e li trascina fino all'accampamento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il cibo, pur tra mille difficolt&#224;, non manca, come non mancano le coperte e i maglioni per difendersi dalle temperature invernali che in questa zona sfiorano anche i meno dieci gradi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche nelle Jungles che si trovano nei boschi, e che per raggiungerle, in questa stagione, si deve camminare per decine di metri con il fango fino alle caviglie, &#232; possibile essere invitati a pranzo a mangiare piatti orientali intorno ad una grande tavola con le stoviglie di ceramica e le tazze colorate dove bere il t&#232; caldo. &#200; questo il caso dell'accampamento dove si trovano i vietnamiti, uomini e donne che parlano un inglese stentato, con i quali la comunicazione verbale &#232; pi&#249; difficile, e quindi entra in gioco un altro tipo di relazione, fatta ancor di pi&#249; di espressioni corporali, di abbracci per dare coraggio e di sorrisi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Accanto a loro ci sono soprattutto le persone riunite sotto il nome collettivo di &lt;strong&gt;Fraternit&#233;-migrants&lt;/strong&gt;, anch'esse pronte ad esporsi e rischiare per proteggere l'accampamento e i suoi abitanti dalle retate improvvise della polizia e dagli arresti arbitrari, facendo tutto ci&#242; che &#232; nelle loro possibilit&#224; per rendere l'attesa dei profughi in viaggio verso l'Inghilterra il pi&#249; possibile dignitosa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C'&#232; voluto un po' di tempo perch&#233;, a partire da singoli interventi di singoli individui, questi abitanti della Regione di Calais riuscissero a mettersi in rete, a sentirsi loro per primi meno soli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Non raccontano ci&#242; che fanno come fosse qualcosa di straordinario&lt;/strong&gt;: semplicemente, per loro, non &#232; tollerabile che delle donne e degli uomini muoiano di stenti, che vivano come animali terrorizzati.&lt;br class='autobr' /&gt;
&lt;strong&gt;E non importa se questa solidariet&#224; pu&#242; costare molto cara: fino a 30.000 euro di multa e fino a cinque anni di prigione.&lt;/strong&gt; C'&#232; gi&#224; chi &#232; stato arrestato per avere ricaricato un cellulare, per avere dato un passaggio in macchina, per avere offerto un letto in cui potersi riposare dentro una vera casa almeno per una notte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si tratta delle conseguenze penali del &#034;&lt;a href=&#034;http://www.meltingpot.org/articolo14659.html&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;delitto di solidariet&#224;&lt;/a&gt;&#034;, come &#232; stato definito dalle associazioni francesi che difendono i diritti dei migranti ma anche la propria aspirazione a vivere in una societ&#224; realmente civile.&lt;br class='autobr' /&gt;
In Francia, infatti, non esiste il reato di immigrazione clandestina, ma si &#232; fatto un uso strumentale ed intensivo di quello di &#8220;favoreggiamento dell'ingresso e del soggiorno irregolare&#8221;. Mentre i passeurs, come dovunque in Europa, agiscono pi&#249; o meno indisturbati, la legge francese sembra abbattersi soprattutto contro i profughi e contro le persone che vogliono rendere la loro vita meno difficile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;br class='autobr' /&gt;
Oltre al coraggio di fare quello che fanno, colpisce in questi cittadini che compongono i collettivi e le associazioni di solidariet&#224; il profondo rispetto per le persone che hanno scelto di aiutare.&lt;/strong&gt;&lt;br class='autobr' /&gt;
Se &#232; prassi informare i migranti delle possibilit&#224; che possono trovare in Francia rispetto al diritto d'asilo, nelle parole di chi d&#224; queste informazioni non c'&#232; nessun paternalismo, come nelle loro azioni non c'&#232; nulla di caritatevole.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il messaggio costantemente rivolto ai migranti &#232; estremamente limpido: &#8220;&lt;strong&gt;adesso siete qui e finch&#233; ci resterete non vi abbandoneremo. Non importa quel che deciderete di fare, quale progetto pi&#249; o meno razionale stiate inseguendo. Non importa se non riusciamo a convincervi che in Inghilterra non sar&#224; pi&#249; facile che qui&lt;/strong&gt;&#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da tempo, infatti, le leggi inglesi sull'immigrazione e sull'asilo si sono fatte pi&#249; severe e l'Inghilterra ha smesso di essere quell'El Dorado in cui i rifugiati potevano lavorare e avere anche un sostegno sociale, e in cui i richiedenti asilo gi&#224; schedati in altri paesi europei riuscivano a sfuggire alle maglie della Convenzione di Dublino che li condanna a chiedere asilo nel primo paese d'ingresso dell'Unione europea.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lo sanno bene, ad esempio, i ragazzi afghani che dopo avere attraversato la Grecia e l'Italia ed essere arrivati a Parigi cercano sempre pi&#249; di raggiungere il Nord Europa, spaventati anche dagli ultimi charter franco-britannici che hanno rimandato decine di profughi a a Kabul trattando l'Afghanistan, di fatto, come un &#8220;paese terzo sicuro&#8221;.&lt;br class='autobr' /&gt;
Dalle piccole Jungle di Calais, invece, si continua a partire. I visi delle persone cambiano velocemente, anche se non di rado chi &#232; partito ritorna perch&#233; &#232; stato rimandato indietro e qualcuno inizia a farlo anche di propria volont&#224;. Gli accampamenti restano, invece, ricostruiti dopo ogni sgombero, ad accogliere almeno per un po' le vite e le storie degli altri che verranno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le zone di concentramento, questi luoghi di raccolta di migranti in transito che si alternano ai centri di detenzione ufficiali all'interno dei percorsi confinati dalle politiche europee, si trovano disseminati lungo tutte le rotte migratorie.&lt;br class='autobr' /&gt;
Tristemente famosi sono diventati quelli di &lt;a href=&#034;http://www.meltingpot.org/articolo11246.html&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;Ceuta e Melilla&lt;/a&gt; da cui sono partiti i migranti che hanno cercato, nel 2006, di arrampicarsi sulla griglia di ferra che divide il territorio marocchino da quello spagnolo e sono stati giustiziati dal fuoco congiunto delle polizie dei due paesi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sotto i riflettori &#232; stato a lungo il &#034;campo&#034; di &lt;a href=&#034;http://www.meltingpot.org/articolo14007.html&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;Patrasso&lt;/a&gt;, coi suoi 2000 afghani di cui tantissimi minorenni dispersi con la forza nel maggio del 2009 dopo che alcuni di loro avevano denunciato alla Corte europea le violenze del governo ellenico e i respingimenti illegali subiti dalla polizia alle frontiere italiane dell'Adriatico che li aveva rimandati all'inferno greco invece di raccogliere le loro richieste di asilo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tantissimi altri sono meno noti, come quello che si trova intorno alla stazione Ostiense di Roma o ai giardinetti pubblici del X arrondissement di Parigi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Difficile dire se intorno a ognuno di questi posti si siano sviluppate o si stiano sviluppando forme di solidariet&#224; e di resistenza paragonabili a quelle che si incontrano nelle piccole Jungles al nord della Francia: &lt;strong&gt;molto spesso le persone &#034;normali&#034; che compiono gesti straordinari rimangono nell'ombra e questo le aiuta a potere continuare&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di certo, per&#242;, se qualcuno avesse voglia, in un'epoca di crisi e individualismo come quella che stiamo vivendo, di osservare il coraggio di essere diversi e generosi e di liberarsi dalle paure imposte e dal razzismo strisciante, dovrebbe farsi un giro nelle &#034;jungles&#034; della solidariet&#224; nella regione di Calais.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E se poi chiedesse a uno a caso di questi francesi che aiutano i profughi perch&#233; fanno quello che fanno, perch&#233; rischiano quello che rischiano, si sentirebbe probabilmente dare una risposta assoluta e in qualche modo disarmante: perch&#233; &#232; giusto.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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